26 Gennaio 2023
 
 
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Titolo originale: id
Regia: Kim Rossi Stuart
Interpreti: Kim Rossi Stuart (Renato), Barbora Bobulova (Stefania), Saul Nanni (Tommaso), Viola Sofia Betti (Anna), Federica Pocaterra (Viola)
Genere: Drammatico
Origine
: Italia
Anno
: 2021
Soggetto
: tratto dal racconto 'La Lotta' di Kim Rossi Stuart (inserito nel libro 'Le Guarigioni', ed. La Nave di Teseo, 2019)
Sceneggiatura
: Massimo Gaudioso, Kim Rossi Stuart
Fotografia
: Matteo Cocco
Musica
: Andrea Guerra
Montaggio
: Alessio Rivellino
Durata
: 116'
Produzione
: Carlo Degli Esposti e Nicola Serra per Palomar, Vision Distribution
Distribuzione
: Vision Distribution (2022)

 

Kim Rossi Stuart è senza dubbio uno dei migliori attori italiani contemporanei. Diventato popolare molto giovane, non ha mai inflazionato la propria immagine, scegliendo bene i progetti da interpretare e avventurandosi dietro la macchina da prese per opere personali e riuscite, come "Anche libero va bene" e "Tommaso". Alla terza regia, Rossi Stuart alza ancora le ambizioni con un lungometraggio che prosegue il filo degli altri due, cominciando dall'attribuzione dei nomi ai personaggi e passando alle tematiche affrontate. Tommaso (il bravo Saul Nanni) è un giovane che lavora nell'edilizia acrobatica e sembra soddisfatto della sua scelta, non volendo più avere a che fare con il padre Renato (interpretato dal regista stesso), che gestisce un maneggio che si chiama "Il Brado". Dopo un infortunio del padre, il giovane dovrà però aiutarlo nella gestione dell'azienda e anche nell'addestramento di un cavallo irrequieto e ‘matto’, quanto promettente nel salto a ostacoli. Domare l'equino è come raddrizzare un rapporto da sempre squilibrato, con un padre scorbutico, dai modi bruschi, duro, che tende a imporre la propria volontà. Dall'altra un figlio che, come la sorella Viola, ha cercato la propria strada lontano da là, libero da un genitore opprimente che ha allontanato pure la moglie Stefania (Barbora Bobulova). Ha un sapore dichiaratamente western, esistenziale e un po' malinconico, all'americana, questo "Brado", che omaggia direttamente Clint Eastwood senza timori e senza retorica e prendendone anche un tocco di romanticismo, andando a inserirsi nel solco ben tracciato dei cowboy fedeli a sé stessi fino in fondo, anche quando si sentono dei perdenti. La fotografia di Matteo Cocco molto a creare questa atmosfera sempre giusta e coerente con la storia, con uno stile molto classico e di ampio respiro, mentre le musiche e le canzoni completano l'evocazione del West statunitense. Il confronto scontro tra padre e figlio è il nucleo portante del film come già i precedenti del regista, dove a fare da legante c'è una passione, il calcio in "Anche libero va bene", i cavalli in questo caso: nella complessità del rapporto si trovano il voler forgiare l'altro, il volersene liberare, il cercare di imparare dagli errori altrui, il sentirsi irrisolti per le scelte sbagliate. Nella dinamica si introduce anche Anna, la bella e concreta addestratrice. Il film risulta all'altezza degli intenti nella forma e nella fattura, cosa spesso non scontata nel cinema italiano, ma è forse un po' prevedibile negli eventi e, per alcune cose, lascia una sensazione di già visto, sebbene sia anche ben scritto (dal regista e attore con Massimo Gaudioso). Anche la pellicola va un po' brada, si prende tempi dilatati e forse il limite sta in qualche digressione o divagazione, soprattutto della seconda parte, che la porta un po' a ripetersi.
Resta comunque l'opera matura di un regista ancora in crescita e che sa dove andare, a differenza di altri suoi colleghi più celebrati: Rossi Stuart si dirige bene davanti alla camera e sceglie (o riconferma, come nel caso della Bobulova) gli interpreti giusti per affiancarlo.
L'Eco di Bergamo - Nicola Falcinella - 21/10/2022

Terza prova da regista per Kim Rossi Stuart. Dopo "Anche libero va bene" (2006) e "Tommaso" (2016) l'attore torna nuovamente dietro la macchina da presa con un western esistenziale che racconta la storia di un padre e di un figlio.
S'intitola "Brado" e vede protagonista insieme a Kim, nel ruolo di Renato, un padre scomodo, scorbutico e ingombrante, anche Saul Nanni, nel ruolo di suo figlio Tommaso. Un ragazzo costretto dagli eventi a mandare avanti il ranch di famiglia e ad addestrare al posto del padre un cavallo recalcitrante con lo scopo di farlo vincere a una competizione di cross-country.
Scritto a quattro mani dallo stesso Kim Rossi Stuart coadiuvato da Massimo Gaudioso e tratto dal racconto 'La lotta' contenuto nella raccolta 'Le guarigioni', sempre di Kim Rossi Stuart, edito da La nave di Teseo, il film fa parte di un'ideale trilogia ('Il mio primo film era sulla pancia, il secondo sul cervello e questo sui polmoni', dice il regista) e di fatto i nomi dei suoi personaggi sono sempre quelli: Renato, Tommaso, Stefania (Barbora Bobulova).
Perfetto Kim Rossi Stuart nel tratteggiare il suo Renato, stanco e affaticato, acciaccato, brutale nei confronti del figlio ('Hai avuto il padre orco, eh!'). Un uomo solo, abbandonato dalla moglie Stefania, che si difende dagli urti della vita con il suo caratteraccio. Intrattabile, come il cavallo Trevor, che insieme al figlio provano in tutti i modi ad addestrare e a far diventare meno bizzoso.
Selvaggio, di poche parole, questo 'Clint Eastwood dei poveri' poco esterna i suoi sentimenti, e se vede qualcuno che prova queste 'cazzate per gente debole', come suo figlio, lo sminuisce: 'Non fare il fagiano innamorato!'. I confini non sono però mai così netti, gli ostacoli si possono superare, gli orizzonti si possono ampliare e un figlio può arrivare ad educare non solo un cavallo, ma (compito ben più arduo) un padre ai sentimenti (o meglio all'espressione degli stessi). Quello di Kim è un film semplice, ma non banale.
Schietto e profondo, che passa dai toni ironici al dramma, non perdendo mai la sua natura e la sua verità. Lo sport, la gara, il complesso di Edipo e la relativa ricerca della propria identità, ma anche una riflessione sulla morte e sulla vita in qualche modo speculare a quella di "Million Dollar Baby" (e torna Clint Eastwood), ne fanno un film commovente che dimostra come Kim Rossi Stuart sia un autore libero e vero. In una parola, cambiando semplicemente una lettera: non "Brado", ma bravo.
Rivista del Cinematografo - Giulia Lucchini - 20/10/2022