19 Aprile 2012
 
 
.::Cosa Voglio di Più::.
 
 

Regia:Silvio Soldini
Sceneggiatura: Silvio Soldini, Doriana Leondeff
Fotografia:Ramiro Civita
Montaggio: Carlotta Cristiani
Musica: Giovanni Venosta
Interpreti: Pierfrancesco favino (Domenico), Alba Rohrwacher (Anna), Giuseppe Battiston (Alessio), Teresa Saponangelo (Miriam)
Produzione: Lionello Cerri
Distribuzione: Warner
Durata: 126’
Origine: Italia

 

In un paese in cui la crisi economica non è solo “mediatica”, come qualcuno vuole far credere, Silvio Soldini torna a rappresentarla in tutta la sua asprezza dopo l’apprezzato “Giorni e Nuvole”, portando in sala uno spaccato d’Italia reale, tangibile, tristemente attuale. Quell’Italia che difficilmente riesce ad arrivare alla fine del mese, in cui abbondano i ‘fuori busta’ in nero, con il mutuo ventennale da sopportare ed una monotona vita da cui fuggire di nascosto, tra relazioni extraconiugali e bugie.
Presentato ed applaudito al Festival di Berlino, “Cosa Voglio di Più” ci porta all’interno della famiglia media italiana, nel profondo nord, con due esistenze così distanti ed apparentemente solide e felici che casualmente si incontrano e si scontrano, finendo per stravolgersi l’un l’altro.
Silvio Soldini, apprezzato regista italiano, a 52 anni passa da film poetici con tocchi di anticonformismo ed eccentricità, a uno stile quasi documentaristico di grande intensità.
Dopo il genovese "Giorni e nuvole", Soldini torna a Milano (in cui aveva ambientato “Un’anima divisa in due”, suo secondo film del 1993) per raccontarci un'altra storia di coppia e di cambiamento immersa in un mondo di precarietà, dove l'insoddisfazione s'insinua tra casermoni di periferia, cemento e plastica, supermercati e uffici. La sua macchina da presa scandaglia con asettica precisione lo scacco della vita quotidiana, rifiutando le iperboli eccitanti del melò, raccontandoci lo stesso rovello di equilibrio difficile tra normalità quotidiana di monotone abitudini di famiglia e adulterina e dirompente passione d'amore.
Sì, perché è l’amore-passione che sconvolge la routine di due 34enni (Pierfrancesco Favino e Alba Rorwacher), lei impiegata diligente con compagno (Giuseppe Battiston) buono e pacioso, senza grilli, lui cameriere di un catering, assillato dal bisogno di soldi, marito e papà. Non sanno neppur loro come, ma al primo reincontro è subito fiamma. Con tutti i relativi momenti: le scene di sesso niente affatto voyeuristiche o estetizzanti ma belle nel brutto motel a ore alla periferia di Milano, i baci rubati in ufficio o nei portoni, le telefonate, il vedersi poco tra rispettivi lavoro e famiglia, le frasi attese e pronunciate ("Vorrei averti incontrato prima"), i giorni dell'ira, lei che spia la moglie di lui, una volta a ballare, le reciproche bugie, una breve vacanza a Tunisi.
Il tradimento è per molte persone l'unica forma di “eroismo” esistenziale e forse per questo è così diffuso e praticato. Tuttavia Soldini, che considera "Cosa voglio di più" un film di svolta nella sua carriera proprio perché affronta l'amore, da sempre il suo tema centrale, dal punto di vista schiet-tamente fisico e carnale, insiste molto sull'aspetto sociale, che collega "Cosa voglio di più" al precedente "Giorni e nuvole".
Il cast rende una performance notevole: certamente nei due protagonisti, un’inedita e bravissima Alba Rohrwacher ed un combattuto e intenso Pierfrancesco Favino, che sono, dice il regista, anime divise in due, lacerate tra la voglia di buttarsi a vivere la passione e la paura, il senso di responsabilità, la famiglia; ma anche in tutti i comprimari, e soprattutto in quello che da tempo è forse il migliore attore “non protagonista” del nostro cinema, ovvero Giuseppe Battiston.
Con coinvolgente ritmo di regia, Soldini sta loro implacabilmente addosso, attento a seguirli costantemente come un’ombra, ne legge amore, angoscia, speranze, paure, ne insegue soprassalti e abbandoni, focosità e sussulti, e con vibratile reattività d'anima sanno corrispondergli i due protagonisti.