7 Novembre 2019
 
 
.::Dolor y Gloria::.
 
 

Titolo originale: id
Regia e Sceneggiatura: Pedro Almod˛var
Fotografia: JosÚ Luis Alcaine
Montaggio: Teresa Font
Musica: Alberto Iglesias
Scenografia: Antx˛n G˛mez
Costumi: Paola Torres
Interpreti: Antonio Banderas (Salvador Mollo). PenÚlope Cruz (Jacinta), Asier Etxeandia (Alberto Crespo), Cecilia Roth (Zulema), Julieta Serrano (Jacinta da anziana)
Produzione: Augustin Almod˛var, Esther Garcia per El Deseo S.A
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 113'
Origine: Spagna, 2019

 

 Reduce dall'ultimo Festival del cinema di Cannes, dove il protagonista Antonio Banderas ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile, la pi¨ recente fatica cinematografica di Pedro Almod˛var, "Dolor y gloria", uno dei giganti della cinematografia europea a cavallo fra i due secoli. I suoi film hanno impreziosito le nostre rassegne da "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" (stagione 1989/90) fino al recente "Julieta" (2016/17). Salvador Mallo ha il volto di Antonio Banderas ma per il resto Ŕ 100% Almod˛var. Sono di Almod˛var la malinconia e i capelli dritti in testa, sua la casa in cui vive, che riproduce la vera casa del regista, con i suoi dolori fisici e mentali acuiti dall'etÓ. Salvador Mallo, protagonista quietamente alla deriva di "Dolor y gloria", Ŕ insomma un perfetto alter ego del regista castigliano, e come tutti gli alter ego Ŕ anche un luogo di reinvenzione e fantasia. L'ideale per un film che Ŕ una galleria di fantasmi a cavallo fra passato e presente, immaginazione e memoria, intimitÓ segreta e immagine pubblica, con il fatale impasto di veritÓ e menzogna su cui ogni immagine pubblica si fonda. La solitudine e il silenzio che circondano il regista gli portano, come un vento fresco, squarci della sua infanzia. Non aveva mai avuto tempo per ricordare. Non Ŕ un personaggio a cui piace guardare indietro, ha sempre vissuto nel futuro, nelle storie che scriveva e girava, e tutta la sua vita dipendeva da questa eccitazione della scrittura e della grande avventura delle riprese. Ed ecco allora, come capitava a Fellini in 8 e 1/2, che ricompaiono immagini della sua infanzia e gli ultimi mesi di vita di sua madre (Penelope Cruz che non ha bisogno di presentazioni) insieme alla struggente interpretazione di Mina della canzone di Pino Donaggio "Come sinfonia" del 1961, con l'accompagnamento dell'orchestra di Tony De Vita. Inutile aggiungere che Pedro Almod˛var ha amato e si Ŕ frequentemente ispirato tanto al regista quanto alla "Tigre di Cremona". "Dolor y gloria" non Ŕ autonarrazione - riferisce lo stesso autore spagnolo in un'intervista su 'Repubblica' - ma Ŕ indubbiamente un film che parte da me. Non ci sarebbe stato il copione se non fossi stato operato alla spalla e non avessi vissuto quel lungo decorso postoperatorio e l'immobilitÓ che Ŕ venuta dopo. Quanto ai miei rapporti con gli altri, il mio non Ŕ un film in codice, dove cercare chi si nasconde dietro ai personaggi. E' chiaro che sono partito da sentimenti miei, reali, ma mi sono serviti per scrivere la prima riga. Il resto Ŕ tutto inventato, immaginato, sospinto dalla forza della fantasia. Nel mio cinema tutto Ŕ rappresentazione, sono sempre rifuggito dal naturalismo, non pretendo che i miei film sembrino reali. Per˛ pretendo che lo spettatore ci si riconosca". Nella sterminata galleria cinematografica citata nel film, dai suoi "Tutto su mia Madre" a "La mala education" fino a "Parla con lei", trovano posto anche "Vaghe stelle dell' Orsa" il pi¨ introverso capolavoro di Luchino Visconti e "Mamma Roma" di Pasolini. Insomma Come Mina o come Anna Magnani, non fa differenza. Tutto si intreccia in questo gioco sotterraneo. Almod˛var come Visconti. Come Fellini. Come Donaggio. Come Sinfonia