23 Febbraio 2023
 
 
.::I Tuttofare::.
 
 

Titolo originale: id
Regia: Neus Ballús
Interpreti: Mohamed Mellali (Moha), Valero Escolar (Valero), Pep Sarrà (Pep), Paqui Becerra (la proprietaria della ditta idraulica), Pere Codorniu (il nonno)
Genere: Commedia
Origine: Spagna
Anno
: 2021
Soggetto
: Neus Ballús, Margarita Melgar
Sceneggiatura
: Neus Ballús, Margarita Melgar
Fotografia
: Anna Molins
Musica
: René-Marc Bini
Montaggio
: Neus Ballús, Ariadna Ribas
Durata
: 88'
Produzione
: Miriam Porté per Distinto Films, El Kinògraf
Distribuzione
: Academy Two (2022)
 

 

Si chiamano Valero, Pep e Mohamed detto Moha: sono gli (anti) eroi di questo "I tuttofare" della regista Neus Ballús, titolo italiano che ricalca quello internazionale "The Odd-job Men" in luogo dell'originale "Sis dies corrents" che significa "Sei giorni di fila". Che sono i giorni di prova, una sorta di apprendistato, che Moha deve compiere per essere assunto nella squadra di aggiusta-tutto capitanata da Valero, in quel di Barcellona. Il socio storico di Valero, Pep, ha infatti deciso di andare in pensione e così, la moglie di Valero, che è quella che tiene le fila della piccola azienda artigiana, decide di inserire un nuovo elemento, Moha, appunto, che dovrà sostituire Pep. Però Moha a Valero non piace, non lo reputa all'altezza, lo punzecchia perché, essendo di origini marocchine non parla ancora bene il catalano che, per altro, Moha si impegna a studiare fino a notte fonda, insomma, sul lavoro gli dà il tormento. I due non si pigliano proprio e la solfa va avanti per tutti e sei giorni di prova: riuscirà Moha a farsi assumere?
La domanda è giusto buttata lì per incuriosire il lettore ma niente di più perché dal punto di vista narrativo quello è proprio l'ultimo dei problemi. Il film infatti si muove su un terreno curioso situato a metà strada tra commedia e documentario. La regista infatti ama lavorare con attori non professionisti e infatti ha scelto i tre protagonisti dopo migliaia di audizioni; i tre, quindi, interpretano praticamente se stessi (i nomi che utilizzano nel film, per esempio, sono i loro veri nomi). E però allo stesso tempo, il film è anche il frutto del lavoro di un paio di anni di prove, di incontri finalizzati a prendere dimestichezza con i rispettivi ruoli: 'Per due anni - ha raccontato la regista a cineuropa.org - ci siamo incontrati periodicamente, giocavamo con improvvisazioni basate su situazioni che avevano vissuto, portandole al limite emotivo. Così ho trovato anche i personaggi e le storie, scrivendo la sceneggiatura in parallelo. Alla fine di questo processo e durante le riprese, mi ha aiutato un coach. Ma non proviamo mai le scene del film, perché tutto ciò che accade è una sorpresa per i protagonisti: non sanno chi troveranno nella scena, né qual è il guasto che devono risolvere, né cosa deve accadere. Ma devono essere preparati ad accogliere le emozioni che emergono'.
Ed è proprio qui, nell'elemento della sorpresa che si inserisce il lato documentario dell'operazione. I tre tuttofare entrano negli appartamenti per aggiustare una presa di corrente, uno scarico dell'acqua o installare un condizionatore e si trovano a contatto via via con realtà diversissime tra di loro. Da cui, anche, la nascita di situazioni francamente comiche o comunque divertenti, imprevisti che si trasformano in piccole gag, battibecchi continui e interminabili monologhi e rimproveri da parte di Valero. In tutto questo il buon Moha, che ha un carattere schivo, quasi timido, cerca di tener duro, di non cedere alle piccole e grandi provocazioni (anche se poi...), e segue il filo dei propri pensieri e delle proprie riflessioni che costituiscono una sorta di controcanto (in voce fuori campo), alla vicenda che intanto, giorno dopo giorno, procede verso un finale non così scontato: oltre ai rubinetti e alle prese, forse si possono anche aggiustare i rapporti umani.
L'Eco di Bergamo - Andrea Frambrosi - 11/06/2022

La distribuzione internazionale ha scelto un titolo facile, un po' fuorviante, ma è un modo per capire di costa stiamo parlando. "The Odd-Job Men" (in Italia, "I tuttofare"), infatti, sono gli operai di una piccola azienda alla periferia di Barcellona e, nell'epoca delle specializzazioni, sono dei veri factotum che aggiustano tutto, senza farsi troppi problemi. Ma è il titolo originale a darci una chiave di lettura meno didascalica: "Sis dies corrents", cioè 'sei giorni di fila', il periodo in cui Moha, giovane idraulico marocchino, dovrà convincere Valero, il principale della ditta, a farsi assumere in vista del pensionamento dell'anziano Pep. Partendo da qui, ci appare evidente che il film della catalana Neus Ballùs non si limiti a raccontare i personaggi considerati a partire dalla loro qualifica professionale, quanto piuttosto a collocare i suoi antieroi all'interno di un'indagine sociale che è anche racconto popolare.
È un'operazione raffinata, quella della regista, che rinnova i parametri del 'cinéma vérité' prendendo tre persone chiamate a interpretare sé stessi ma anche le versioni romanzesche di sé stessi, così da poter ricercare un'autenticità totale, capace di incidere perché in equilibrio tra la testimonianza del documentario e la forma della finzione o della sua rielaborazione. Le relazioni tra i tre protagonisti e i loro rapporti con i clienti - anche loro reali - sanno essere credibili proprio perché sgorgano dalla normalità e rispecchiano un approccio umanista che mette al centro l'uomo e non l'azione. Scegliendo la contaminazione come chiave d'accesso alla vita e alla sua comprensione meno didascalica eppure parimenti limpida, Ballùs scandaglia uno specifico 'tranche de vie' - precisamente evocato dal titolo, a sua volta allusivo di quella 'acqua corrente' che è si riferisce al mestiere degli idraulici - per misurare lo specifico all'altezza di un contesto più universale: quello di un mondo globalizzato e allo stesso tempo ancorato ai ritmi e alle usanze di qualche decennio fa, tenace nel preservare l'empatia dell'apparato umano e diffidente rispetto alle novità e ai corpi estranei.
Esito di un lavoro lungo sei anni, "I tuttofare" è un film sintonizzato sulle onde del nostro tempo eppure - o proprio perché - figlio di una tradizione che dallo statuto neorealista arriva alle rivendicazioni di Ken Loach fino alle sperimentazioni del Pedro Pinho di "A fábrica de nada". Nello sguardo di Ballùs fiducia e interesse per i destini dei suoi personaggi, ma a colpire davvero sono la volontà di non rinunciare al coefficiente di leggerezza, l'intesa tra interpreti e autrice, l'osservazione dell'orizzonte urbanistico. Al Festival di Locarno 2021, gli inediti Valero Escolar e Mohamed Mellali hanno vinto il premio per la migliore interpretazione.
Rivista del Cinematografo - Lorenzo Ciofani - 06/06/2022