9 Gennaio 2020
 
 
.::Il Campione::.
 
 

Regia: Leonardo D'Agostini
Soggetto: Leonardo D'Agostini, Antonella Lattanzio
Sceneggiatura: Giulia Louise Steigerwait, Leonardo D'Agostini, Antonella Lattanzi
Fotografia: Michele Paradisi
Montaggio: Gianni Vezzosi
Musica: Carratello, ratchev
Scenografia: Alessandro Vannucci
Costumi: Valentina Taviani
Interpreti: Stefano Accorsi (Valerio Fioretti), Andrea Carpenzano (Christian Ferro), Ludovica Martino (Alessia), Massimo Popolizio (Tito), Anita Caprioli (Cecilia).
Produzione: Matteo Rovere, Sydney Sibilia per Groenlandia 3/Marys Entertainment/Rai Cinema
Distribuzione: 01
Durata: 101'
Origine: Italia, 2019.

 

 Per essere un'opera prima italiana "Il campione", esordio dietro la macchina da presa di Leonardo D'agostini romano classe 1977, è un film piuttosto sorprendente. Nello stile: perché, debutto di un giovane regista che si è fatto le ossa come assistente in produzioni televisive, non parla la lingua della tv ma quella del cinema. Poi perché senza seguire le mode del momento, è una solida storia "all'americana" anche se in un contesto tutto italiano. La Prima guerra mondiale e la rivoluzione russa spiegate con la stessa tipologia degli schemi di gioco da utilizzare in campo: questo, forse, è il momento decisivo in cui cambia il rapporto fra Christian (Andrea Carpenzano) e Valerio (Stefano Accorsi). Il primo è un giovane calciatore della Roma che conduce una vita sregolata, compensando la vita grama fatta da ragazzino con una pletora di status-symbol: la classica villona con piscina, una influencer bionda da 500 mila fallower, un parco di Lamborghini impressionante. L'altro è una persona solitaria, con una tragedia alle spalle che ha profondamente segnato la sua vita e che viene assunto dal presidente della società calcistica per far ottenere la maturità al calciatore, espiazione per il giovane sbruffoncello dalle troppe intemperanze. Gli inizi non sono facili, ma poi i due iniziano a trovare un'intesa e il loro legame diventa sempre più forte. Sembra rivedere per alcuni versi Gus Van Sant, con i due attori appena citati come Robin Williams e Matt Demon in Will Hunting-Genio ribelle (1997): c'è sempre un'iniziale distanza, l'incomprensione del talento e un lutto che ha segnato il professore. L'esordio nel lungometraggio del regista (che aveva già diretto i corti "Smart" e "Sangre de Perro") appare come un lineare ma la tempo stesso appassionato diario di formazione. In realtà D'Agostini lavora su un registro quasi intimo: c'è la dimensione pubblica del calciatore, grande speranza per il club giallorosso, tra selfie e prime pagine di giornali sportivi, e quella privata dove, dal momento in cui inizia a frequentare la casa di Valerio, emergono le tracce del proprio passato. Tra i meriti di un film privo di ammiccamenti e di indulgenze verso un mondo sempre sopra le righe, c'è la prova di Andrea Carpenzano, scoperto da Francesco Bruni in "Tutto quello che vuoi" (2017) e confermatosi estremamente convincente in "La terra dell'abbastanza" dei fratelli D'Innocenzo (2018) (quest'ultimo non entrato nel nostro cartellone dell'anno scorso solo per motivi distributivi). Con la sua gestualità, il suo sorriso strafottente e al tempo stesso a disagio, soprattutto nella scena in cui cerca l'approccio con una coetanea che lavora al bar del campo di allenamento e che aveva già incontrato quando era bambino. Il suo rapporto con il personaggio di Stefano Accorsi appare efficace soprattutto nel momento in cui il calciatore guarda in silenzio alcuni frammenti nella vita del suo insegnante, come l'incontro con la ex moglie. E Valerio appare come la reincarnazione di Loris De martino in "Veloce come il vento" (lo ricorderete nel nostro cartellone del 2016/17). L'ex pilota inaffidabile e drogato sembra il precursore del disincantato professore di quest'opera, qui si avverte, probabilmente, la produzione di Matteo Rovere (regista di "Veloce come il vento") insieme a Sydney Sibilia.