14 Novembre 2019
 
 
.::Il Colpevole - The Guilty::.
 
 

Titolo originale: Den skyldige
Regia: Gustav Moller
Sceneggiatura: Gustav Moller, Emil Nygaard Albertsen.
Fotografia: Jasper Spanning
Montaggio: Carla Luffe Heintzelmann
Musica: Carl Coleman, Caspar Hesselager
Scenografia: Gustav Pontpppidan
Interpreti: Jakob Cedergren (Asger Holm), Jessica Dinnage (Iben), Omar Shargawi (Rashid), Johan Olsen (Michael), Jakob Ulrik Lohmann (Bo)
Produzione: Lina Flint per Nordisk film sping
Distribuzione: Movies Inspired (2019)
Durata: 85'
Origine: Danimarca, 2018

 

 Forse ricorderete nella nostra stagione del 2014-15 , "Locke" di Steven Knight, un thriller claustrofobico tutto ambientato nell'abitacolo della BMW di Tom Hardy, il protagonista unico, sul quale gravava tutto il peso della pellicola. Sulla stessa falsariga ecco "Il colpevole" di Gustav Moller, premio del pubblico al Sundance film festival statunitense, nonché Rotterdam e Torino, per approdare anche alla shortlist di nove titoli per il miglior film in lingua straniera alla notte degli Oscar 2019. Come "Locke" appunto o "In linea con l'assassino", "Il colpevole - The Guilty" è uno di quei rari thriller che riescono ad ottenere il massimo della suspense dal minimo di mezzi. "The Guilty" è un Kammerspiel, un'opera teatrale dall'intreccio intimo, psicologico. Con un'atmosfera claustrofobica. Non si respira. La vita privata resta fuori, esistono solo la scrivania, i colleghi, il superiore che lancia occhiatacce se non segui le regole, la vittima dall'altro capo del filo. Una donna dice di essere stata rapita, è terrorizzata. Contatta il 112, cerca un salvatore. Ad aiutarla è Asger, un'agente in cerca di redenzione. Il giorno dopo dovrà affrontare un processo, ma questa notte è in servizio. Si muove tra due stanze e un corridoio, circondato da chi lo condanna prima ancora del verdetto. Potrebbe essere il riflesso del citato Hardy in "Locke"; anche lui ha "tradito", ha perso la sua solidità, deve ritrovare se stesso. In quei pochi metri, in collegamento con la capitale danese all'esterno. Siamo a Copenhagen , ma potremmo essere ovunque. Si riconosce il luogo dalla cartina che si apre sul monitor: il centro, la periferia, l'autostrada. Ogni movimento viene rintracciato, per inviare una pattuglia prima possibile: Tutto in tempo reale. Con le ricerche forsennate dei soccorritori, i bambini che aspettano a casa, la solitudine di chi ha perso qualcuno, e l'impotenza di chi non può fare abbastanza. Moller trasforma le parole in volti, realizza un thriller implacabile. Nessuna distensione, l'orologio corre inesorabile. Fino alla fine del turno, e anche dopo. Quando le indagini e i colpi di scena a ripetizione svelano realtà devastanti. Un cinema che sperimenta, rifiuta le convenzioni di genere, insegue qualcosa di nuovo. Con un ritmo serrato, e un montaggio fatto di inquadrature che si specchiano l'una nell'altra, trovano una loro simmetria, diventano i pezzi di un puzzle sempre più grande. 'One man show' , allora, ma lo spettacolo è senza clamore nel rispetto delle unità aristoteliche di tempo, luogo e azione. Grande economia di mezzi e dispendio di ingegno di sceneggiatura, non è una novità ma "The Guilty" conquista e gratifica perché rimette sul piedistallo cinematografico una merce sempre più rara in tempi di computer grafica a go go: l'idea! Sei mesi di preparazione, tredici giorni di riprese (rispettando l'ordine della storia), tre macchine da presa a inquadrare Jakob Cedergren, il quarantaseienne protagonista. Il resto della troupe - regista , sceneggiatore, produttrice, direttore della fotografia - ha poco più di trent'anni. E tutti insieme, per la loro opera prima, hanno fatto centro. Un film fatto di niente e una sceneggiatura d'acciaio e senza sbavature che incolla alla sedia dall'inizio alla fine seppur privo di scenografia.