9 Febbraio 2023
 
 
.::La Signora Harris a Parigi::.
 
 

Titolo originale: id
Regia: Anthony Fabian
Interpreti: Lesley Manville (Ada Harris), Isabelle Huppert (Claudine Colbert), Jason Isaacs (Archie), Alba Baptista (Natasha), Anna Chancellor (Lady Dant)
Genere: Drammatico/Commedia
Origine
: Gran Bretagna
Anno
: 2022
Soggetto
: tratto dal romanzo omonimo di Paul Gallico del 1958 (ed. italiana Sperling & Kupfer)
Sceneggiatura
: Carroll Cartwright, Anthony Fabian, Keith Thompson, Olivia Hetreed
Fotografia
: Felix Wiedemann
Musica: Rael Jones - Montaggio: Barney Pilling
Durata
: 115' - Produzione: Xavier Marchand per Moonriver Content, Superbe Films, Hero Squared, Anthony Fabian
Distribuzione
: Universal Pictures (2022)
 

 

Una donna delle pulizie, vedova di guerra, che sogna un abito di Christian Dior, una modella (di Dior) che legge 'L'essere e il nulla' di Jean-Paul Sartre, e di cui è innamorato un timido contabile della stessa Maison, un'inflessibile e supponente direttrice, un marchese gentile: sono i protagonisti di questo simpatico "La signora Harris va a Parigi" diretto da Anthony Fabian dal romanzo di Paul Gallico.
Londra, anni Cinquanta, Ada Harris (Lesley Manville) lavora come domestica a ore, arrotondando i magri guadagni (spesso la signora per cui lavora si 'dimentica' di pagarla: 'Sa, cara, siamo tutti in ristrettezze in questo momento') con lavori di cucito nei quali è molto abile. Saranno anche tempi di ristrettezze, ma un giorno la signora per cui Ada lavora compra un abito di Dior che costa cinquecento sterline.
Quando lo vede, Ada ne rimane folgorata e decide di volerne uno così anche lei. Facile? Ma nemmeno per sogno, dove le trova una come lei cinquecento sterline? Ma siccome, come diceva un suo grande conterraneo qualche centinaio di anni prima, 'siamo fatti della stessa sostanza dei sogni', ormai la signora Harris ha un solo sogno, quello di possedere un vestito di Dior e non ci rinuncerebbe per niente al mondo. Non sveleremo come, per non rovinare la sorpresa agli spettatori, ma comunque Ada (tanto questo lo si capisce dal titolo) riesce a partire per Parigi dove, ancora con la valigia in mano, si presenta nell'atelier della Maison di moda dove sta per essere quasi buttata fuori dato che la sua presenza viene ritenuta inopportuna e imbarazzate dalla direttrice Claudine Colbert (Isabelle Huppert) mentre in aiuto di Ada interviene l'inappuntabile marchese di Chassagne del sempre ottimo Lambert Wilson. Quando poi, nel corso della storia, Ada e Claudine, la direttrice, si troveranno faccia a faccia, la donna contesterà ad Ada il suo diritto di essere lì dicendole che lei 'non è nessuno'. Saputo però poco dopo che Ada sarà ricevuta dal marchese, la stessa Claudine esclamerà stupitissima: 'Ma il marchese non riceve mai nessuno!'. E Ada: 'Ma io sono nessuno'.
Sì, Ada non è nessuno, è quasi una presenza invisibile, vive sola dopo essere rimasta vedova di guerra, ha un'amica con la quale passa qualche serata in un locale, la sua vita è quella lì. Ma proprio questo suo essere 'nessuno' sarà, invece, la sua forza perché è quasi un suo potere magico: si intrufola nella vita della Maison, in quella del contabile che ospita Ada in casa sua e che è segretamente innamorato di una delle modelle, la bella Natasha (Alba Baptista). Addirittura si inserirà anche nella vita di Claudine (che non è poi così altezzosa come sembra sul lavoro) e addirittura nella stessa vita di Christian Dior in persona.
Ada è stata definita una sorta di Mary Poppins per questo suo tocco quasi magico, appunto, in realtà realissimo, di risolvere le situazioni, appianare i contrasti, addirittura far sbocciare l'amore. Una favola, ovvio, ma tutto sommato piacevole anche per lo spettatore più smaliziato invitato a lasciarsi andare, per una volta, a condividere un sogno: quello della signora Harris.
L'Eco di Bergamo - Andrea Frambrosi - 20/11/2022

Siamo nella Londra fine anni '50, ancora colpita dalle ristrettezze della guerra in tutte le classi sociali. Ada Harris, vedova non più giovane, si mantiene facendo le pulizie, e un abito di Dior che una signora dell'alta società ha acquistato (ben oltre le proprie possibilità) le scatena un desiderio di possesso che è anche rivalsa, o meglio autoaffermazione, dopo una vita di stenti. La donna è determinata ad impiegare ogni sterlina ottenuta (che siano i magri compensi, il risarcimento governativo o il frutto delle scommesse) per andare alla 'maison' Dior a scegliere il 'suo' abito. Il film, magnificamente sceneggiato, assume i toni della favola sin dalla prima scena, immersa nella nebbia londinese prima dell'alba, quando inizia la giornata di lavori domestici: Cenerentola diventa Mary Poppins, e nel finale di nuovo Cenerentola, con tanto di ballo.
La radiosa e misurata Leslie Manville, lanciata da Mike Leigh (impagabile in "Un altro anno") e candidata all'Oscar per "Il filo nascosto", riesce ad evitare ogni stucchevolezza, lambisce (come i toni del regista) la melassa ma la evita e fa del suo personaggio di donna invisibile, che scopre dopo quasi tre lustri di essere una vedova di guerra, simbolo inconsapevolmente rivoluzionario della trasformazione dell' 'haute couture' nella moda alla portata della donna comune, ispirando il direttore amministrativo della 'maison' a convincere lo stilista, a un passo dal tracollo economico, a compiere il grande passo. Ad ogni mossa falsa, ad ogni rovescio della sorte corrisponde una maggiore fortuna, e nulla (né un vestito né un sentimento né un penny) andrà sprecato, figuriamoci Jason Isaacs…
Gli autori inquadrano il viaggio di Ada a Parigi, per realizzare il piccolo sogno di acquistare un abito unico, in un contesto di scioperi della nettezza urbana, con le strade invase dai rifiuti, aggiungendo sprazzi di esistenzialismo e di rivendicazione femminile. Quasi alle soglie degli anni '60, grandi cambiamenti si affacciano nella società europea e una piccola, generosa e amabile donna delle pulizie, sarta modello e dotata di buon gusto, incarna il meglio del vecchio ordine e l'aspirazione a una maggiore giustizia sociale, circondata da personaggi femminili simbolici ma ben inquadrati, tra cui il 'jolly' Isabelle Huppert, nel ruolo della direttrice classista e tradizionalista. Se vi sembra troppo per una commedia romantica britannica, resterete stupiti dalla misura e dall'equilibrio del film.
Vivilcinema - Mario Mazzetti - 2022-5-33