5 Dicembre 2019
 
 
.::La Paranza dei Bambini::.
 
 

Regia: Claudio Giovannesi
Soggetto: dal romanzo omonimo di Roberto Saviano
Sceneggiatura: Maurizio Baucci, Claudio Giovannesi, Roberto Saviano
Fotografia: Daniele Ciprì
Montaggio: Giuseppe Trepiccione
Musica: Andrea Mascianese
Scenografia: Daniele Frabetti
Costumi: Olivia Bellini
Interpreti: Francesco DI Napoli (Nicola), Viviana Aprea (Letizia), Mattia Piano Del Balzo (Briatò), Ciro Vecchione (O'Russ), Ciro Pellecchia (Lollipop), Ar Tem (Tyson).
Produzione: Carlo Degli Esposti, Nicola Serra per Palomar /Vision Distribution
Distribuzione: Vision Distribution
Durata: 105'
Origine: Ita/Fra, 2019.

 

 Tratto dall'ultimo romanzo di Roberto Saviano, di cui lo scrittore è anche sceneggiatore insieme al suo collega Maurizio Braucci, "La paranza dei bambini", la più recente fatica cinematografica di Claudio Giovannesi, giovane regista romano già molto conosciuto per opere come "Fiore" o "Fratelli d'Italia" poi anche come regista di alcune puntate della fortunata serie televisiva "Gomorra". I ragazzi, la camorra, la difficoltà di essere adolescenti a Napoli, difficilissimo evitare la retorica, il patetismo, il già visto. Giovannesi ci riesce facilmente, prendendosi molte libertà rispetto al testo di Saviano ed evitando ogni spettacolarizzazione, scorciatoia o ambiguità. Unica stella polare il film di Matteo Garrone del 2008, "Gomorra" appunto, sempre da un testo di Saviano, che gli valse anche il Gran Premio della Giuria a Cannes 2008. A Napoli un gruppo composto da quindicenni, Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O'Russ e Briatò, vogliono emergere, persino aiutare i genitori sottoposti al pizzo. Vedono e quindi desiderano soldi facili, vestiti firmati, motorini nuovi, tavoli riservati in discoteca. Imparano ben presto a maneggiare le armi, i loro feticci, quindi possono sognare e realizzare di sfrecciare impunemente in scooter per prendersi il Rione Sanità, all'indomani dell'arresto del boss e con l'aiuto di un boss rivale agli arresti domiciliari. Si illudono di eliminare il pizzo dal loro territorio, come banditi che rubano ai ricchi per dare ai poveri. Emblematicamente, per un film che non vuole offrire un repertorio scontato, nella scena più violenta non muore nessuno, tranne un albero. Un albero di Natale che troneggia in Galleria Umberto a Napoli ma viene abbattuto, trascinato via (l'evento è un fatto tratto dalla cronaca) e dato alle fiamme da una banda di ragazzi che lo strappa ad una gang rivale. Ucciso il Natale, metaforicamente l'infanzia, la storia può cominciare. Nascere per questi ragazzi è già un'aggravante della pena di vivere, oppure essere giovani in un paese per vecchi. La porzione di Napoli che aveva suggerito ad Eduardo De Filippo la tragica parabola camorristica de "Il Sindaco del Rione Sanità", cui protagonista e capo incontrastato si vedeva costretto all'inizio a dare ragione ai cani da guardia piuttosto che la moglie da essi aggredita, registra adesso in "La paranza dei bambini" un giro di vite, un ricambio generazionale che suona come una maledizione. Avere avuto i propri natali nel Rione Sanità, come contesto e non solo luogo deputato specifico, equivale ad essere partiti col piede sbagliato, dover mettere in conto altri modelli e stili di vita come possibilità concreta, verosimile, circostanziata. La regia si mantiene nel solco di un realismo piano (il solco di Garrone come dicevamo), senza volgarità e senza estetismi, assumendo una posizione interna all'ambiente, con un alone inevitabile di compassione per i ragazzi (il protagonista ha una faccia buona, fin troppo; la storia d'amore che vive con la coetanea è candida). Il meglio Giovannesi, come nei suoi film precedenti, lo dà nei dettagli precisi, rivelatori, messi lì quasi senza farsene accorgere: l'affacciarsi di Nicola alla finestra a guardare la strada deserta o il matrimonio dei boss. Esemplare l'uso dei giovanissimi attori, scelti con un accorto casting, e sui quali il film sembra cucito