16 Febbraio 2023
 
 
.::Le Buone Stelle - Broker::.
 
 

Titolo originale: id
Regia: Hirokazu Kore-Eda
Interpreti: Song Kang-ho (Sang-Hyeon), Doona Bae (Soo-Jin), Gang Dong-won (Dong Soo), Ji-Eun Lee (So-Young), Kang Gil-woo (Mr. Lim)
Genere: Drammatico
Origine
: Corea del Sud
Anno
: 2021
Soggetto
: Hirokazu Kore-Eda
Sceneggiatura
: Hirokazu Kore-Eda
Fotografia
: Hong Kyung-Pyo
Musica
: Jung Jae
Montaggio
: Hirokazu Kore-Eda
Durata
: 129'
Produzione
: Dae-Chan Song per Zip Cinema, Eugene Lee, Miyuki Fukuma, Hye Joon Yoon
Distribuzione
: Lucky Red, Koch Media (2022)

 

Dal grandissimo Yasujiro Ozu ("Viaggio a Tokyo" e tanti altri capolavori) in poi, il cinema giapponese ha una lunga tradizione nel raccontare i nuclei e i legami familiari. Il caso più recente è "Love Life" di Koji Fukada, presentato in concorso alla 79° Mostra di Venezia e uscito nelle sale nelle scorse settimane. L'esponente più alto di questo filone nel panorama contemporaneo è Kore-eda Hirokazu, vincitore della Palma d'oro nel 2018 con "Un affare di famiglia - Shoplifters".
Il suo lavoro più recente "Le buone stelle - Broker" è passato a maggio in competizione al Festival di Cannes, dove ha riportato il premio di miglior attore per Song Kang-Ho, e arriva ora da noi. Stavolta il giapponese è in trasferta coreana a Busan, per questo la scelta come protagonista di uno dei volti più rappresentativi del cinema coreano, noto per "Parasite" e collaboratore di lungo corso anche di Park Chan-Wook.
Siamo a Busan e, sotto la pioggia, la giovane prostituta So-Young abbandona davanti a una chiesa il figlio neonato dopo aver ucciso una persona. Il bambino è recuperato da due 'intermediari' che vogliono rivenderlo. Più tardi la madre si rifà viva per riprendersi la creatura, ma sorprendentemente si unisce ai due, che già si stanno occupando di un altro bambino senza genitori, e insieme cercano una coppia a cui cedere il piccolo. Nel corso di un viaggio surreale, il gruppo incontra varie coppie candidate, nessuna delle quali affidabile: o trovano difetti nel bambino, o non pagano abbastanza, o sono coppie finte e vogliono rivenderlo. I trafficanti sono nel mirino di due poliziotte che li pedinano e finiscono per rimproverare la giovane per l'abbandono del neonato. 'Avrei dovuto abortire?' replica l'interessata. Così si compone una strana famiglia senza legami molto alla Kore-Eda, fatta di persone che stanno insieme per interesse, comodo o sentimenti indefinibili, di unioni non basate sul sangue. Kore-eda torna su temi, come la maternità e la paternità inseguite o rifiutate, che gli sono cari ed esplora ogni volta in maniera diversa e sempre profondamente umanista e comprensiva verso tutti. Lo stile del regista giapponese è riconoscibile, semplice, efficace, riesce a raccontare una società e i tanti modi di intendere (o fingere) una famiglia. Kore-Eda sa disegnare personaggi anche sgradevoli, anche riprovevoli, con i quali è però impossibile non empatizzare e che sanno emozionare lo spettatore. Forse "Le buone stelle" può risultare un po' 'già visto' dentro il cinema del regista, ma sempre profondamente umanista e comprensivo verso tutti, soprattutto chi è ai margini della società o in difficoltà, tanto che a Cannes ha ricevuto il premio della Giuria ecumenica. Il film è un'ottima prima occasione per avvicinarsi a uno dei più grandi e sensibili cineasti di oggi e non deluderà chi già lo conosce e lo apprezza. Non sarà magari il suo migliore, non al livello dello spiazzante "Un affare di famiglia", ma è un pensiero che lascia il tempo che trova: "Le buone stelle", con i suoi toni agrodolci da commedia combinata con il dramma, sono il miglior viatico per tornare al cinema e trovarci un'ispirazione positiva in questi frangenti difficili.
L'Eco di Bergamo - Nicola Falcinella - 14/10/2022

L'ottavo film in Selezione a Cannes e il sesto in Concorso per il cineasta giapponese Kore-Eda Hirokazu, vincitore della Palma d'Oro nel 2018 per "Un affare di famiglia", Premio della Giuria nel 2013 per il suo capolavoro "Like Father, Like Son", e in palmares anche con "Nobody Knows", valso a Y?ya Yagira il premio come miglior attore nel 2004. Con "Broker" affronta l'impatto dell'abbandono di neonato, ambientando il film in Corea del Sud, la seconda volta dopo "Truth" del 2019. La famiglia, nonché l'attenzione ai giovanissimi, è un leitmotiv: in "Nobody Knows" c'erano quattro bambini abbandonati dalla madre, nella Palma "Shoplifters" il taccheggio familiare degli Shibata, qui si recede alla culla, esplorando il tema delle scatole per neonati, dove i bambini possono essere abbandonati, apparse per la prima volta a Seoul nel 2010 su iniziativa di un pastore.
L'inasprimento della legge coreana sull'adozione, che obbliga le madri single a identificarsi, ha potenziato il fenomeno, sicché Kore-eda s'è deciso per girare in Corea e, dunque, in coreano, complici Song Kang-ho, protagonista di "Snowpiercer" (2013) e "Parasite" (Palma d'Oro, 2019), e Bae Doo-na, che ha recitato nei film di Park Chan-wook e delle Wachowski.
"Broker" segue due 'mediatori di buona volontà', Sang-hyun (Song Kang Ho) e Dong-soo (Gang Dong Won), che collegano i bambini indesiderati con i nuovi genitori sul mercato nero. Quando l'ennesimo pargolo viene lasciato in una notte di pioggia, Sang-hyun e Dong-soo intraprendono un viaggio per incontrare potenziali mamme e papà, ma dovranno fare i conti con la madre biologica (Lee Ji Eun), che si presenta inaspettatamente per unirsi all'avventura.
La tragedia trova la grazia, il dramma l'umorismo, l'abbandono una famiglia allargata, disfunzionale ma piena di accudimento, in cui avrà residenza persino la polizia: accade nel mondo di Kore-eda, che non distoglie lo sguardo dai problemi e dalle miserie, ma nemmeno dalla solidarietà e dalla - possibile? - felicità. 'Volemose bene'? Anche, ma con stile, pudicizia, rigore e, sì, grazia.
La realtà come medio proporzionale tra necessità e virtù, la fiducia nell'umano con il mondo per ipoteca, il cinema come possibilità di incontro e incanto: non è il suo miglior film, "Broker", ma ha senso e ha pregio. Ancor più in questa deludente Cannes. Kore-eda continua a ricordarci che tra 'nature' e 'nurture' maternità e paternità stanno nella seconda, che oltre alla legge e la biologia c'è di più, di meglio: la solidarietà umana, dalla culla e per sempre. E poi, facciamocela una domanda: un'omicida sta abbandonando o garantendo un futuro migliore?
Kore-eda Hirokazu è stato insignito del Premio Robert Bresson a Venezia 2022.
Rivista del Cinematografo - Federico Pontiggia - 26/05/2022