12 Dicembre 2019
 
 
.::Non ci Resta che Vincere::.
 
 

Titolo originale: Campeones
Regia: Javier Fesser
Soggetto e Sceneggiatura: Javier Fesser, David Marquéz
Fotografia: Javier Julià
Montaggio: Nicolas Goldbart
Musica: Alberto Iglesias (musiche originali)
Scenografia: Chechu Graf
Costumi: Sonia Grande
Interpreti: Javier Gutiérrez (Marco), Sergio Olmo (Sergio), Julio Fernandez (Fabian), Jesus Lago Solìs (Jesus Lago), Jesùs (Jesus Vidal)
Produzione: Hugo Sigman, Matìas Mosteirin, Leticia Cristi oer Kramer & Sigma films ecc
Distribuzione: Bim Distribuzione
Durata: 124'
Origine: Spagna/Messico, 2018.

 

 I distributori italiani hanno colpito ancora, il film spagnolo "Campeones" è diventato nel nostro paese "Non ci resta che vincere", forse con qualche allusione ad un vecchio titolo di benigni e Troisi degli anni '80 che non ha connessioni di sorta con l'opera di Javier Fesser. Pellicola, peraltro, che ha fatto staccare tre milioni di biglietti in patria ed è stato candidato dagli iberici alla corsa agli Oscar 2019 per il miglior film straniero. Marco è l'allenatore in seconda di un importante squadra di pallacanestro della Liga spagnola. E' seduto in panchina, irrequieto. Il suo sguardo va verso gli spalti alla ricerca di qualcuno che sembra non esserci. La partita sta andando male, un diverbio con il primo allenatore si conclude violentemente ed è cacciato dal campo. Come se non bastasse questo lo porterà a bere qualche bicchiere di troppo al bar. Così dopo aver tamponato la volante della polizia si ritrova senza patente, senza lavoro (è stato rimosso dal suo incarico) e costretto a 90 giorni di lavori socialmente utili. Il luogo dove dovrà scontare la pena è un centro per ragazzi con disabilità mentali. Il suo compito? Allenare la squadra di pallacanestro per portarla a competere al campionato nazionale. Per un uomo cinico e burbero come lui. Che deve affrontare una situazione sentimentale difficile, risulterà essere un compito tutt'altro che facile. La commedia di Javier Fassel, noto per "Camino" (2008), vincitore in patria di ben sei premi Goya, fa ridere e riflettere ad un tempo, è leggera e profonda, emoziona e commuove, ma deve, forse, il suo successo, al fatto che tutti i giocatori della squadra di basket sono interpretati da attori realmente disabili. Nel film, tra i suoi giocatori, Marco troverà chi ha paura dell'acqua e non fa la doccia da mesi, chi si incanta per qualche minuto fissando un punto qualunque del soffitto, chi è ipocondriaco e pensa sempre di avere qualche malanno, chi tira la palla solo all'indietro e chi invece è bravissimo a fare canestro ma si rifiuta di giocare. Commedia paradossale facile, facile, sportiva e didattica sull'handicap e i repentini cambi di prospettiva dell'esistenza, costruita con una struttura narrativa lineare quanto efficace nel marcare il passaggio dal pregiudizio alla consapevolezza , dalla complicità all'amicizia. Alla fine una favola etica rumorosa e divertente della vittoria sulla diffidenza, la comprensione della fragilità e la fatica della comunicazione. Abile dosatore di dramma e ironia, Fesser indaga con immediatezza ed energia su solitudini ed esclusioni, con un tono che punta all'intrattenimento nel raccontare la convivenza con un'estrosa follia. Puntando sulla definizione psicologica di ogni carattere, il film conserva un tono affettuoso e partecipato: innocente e cinico nel suo bipolarismo nel passaggio dalla rassegnazione all'entusiasmo. "Non ci resta che vincere" racconta la conquista collettiva della dignità, l'occasione di rivalsa individuale e di gruppo, giocando con spirito agrodolce sulle caratterizzazioni all'interno dei meccanismi consolidati del genere.