31 Ottobre 2019
 
 
.::Un Valzer tra gli Scaffali::.
 
 

Titolo originale: In den Gangen
Regia: Thomas Stuber
Soggetto: dal romanzo omonimo di Clemens Meyer.
Sceneggiatura: Thomas Stuber, Clemens Meyer
Fotografia: Peter Matjasko
Montaggio: Kaja Inan
Suono: Christoph Schilling
Scenografia: Jenny Rosler
Costumi: Julianne Mayer, Christian Rohrs
Interpreti: Franz Rogowski (Christian), Sandra Huller (Marion), Peter Kurt (Bruno), Henning Peker (Wolfgang)
Produzione: Jochen Laube, Fabian Maubach per Sommer Filmproductionen ecc.
Distribuzione: Satine Film
Durata: 125'
Origine: Germania, 2018.

 

 Molto apprezzato dal pubblico del Festival del cinema di Berlino 2018, dove ha vinto il premio della Giuria Ecumenica, "Un valzer tra gli scaffali" è un film che non somiglia a nessun altro; salvo, forse, ad alcuni di Aki Kaurismaki (uno dei nostri beniamini). Personaggi bastonati dalla vita, non belli e troppo soli, più i soliti scenari surreali ed improbabili. Christian inizia a lavorare come impilatore in un supermercato e si ritrova in un nuovo mondo sconosciuto: le corsie infinite, l'ordine eterno dei magazzini, i meccanicismi surreali dei carrelli elevatori. Il suo collega Bruno, del reparto bevande, lo prende sotto la sua ala protettrice mostrandogli tutti i trucchi del mestiere e diventa presto un amico paterno. A Marion del reparto pasticceria piace far ridere e scherza con Christian: quando lui si innamora di lei l'intero magazzino fa il tifo. Ma Marion è sposata, sebbene sia infelice. Quando all'improvviso lei va in congedo per malattia, Christian cade in un buco profondo di depressione che credeva di aver superato, rischiando di riportarlo alla vita precedente. Se fosse musica sarebbe un valzer: E non solo perché è la musica di apertura. Le prime scene di "In den Gangen" (il titolo originale del film tedesco), sono i moderni simboli della vita lavorativa operaia globale. Gli immensi parcheggi vuoti, i giganteschi pali della luce, e sullo sfondo il mega supermarket come tutti li conosciamo, ai bordi delle nostre città. Un non luogo, come lo avrebbe chiamato Zygmunt Bauman nella sua 'Moderità Liquida', un'utopia di abbondanza, senza però il minimo fermento di speranza. E' su questi lunghi bellissimi piani sequenza che il 'Danubio blu' comincia a suonare le sue note. La giornata sta per iniziare. Sembra l'alba del mondo, non di una provincia del Brandeburgo in Germania. Il valzer cresce, la camera comincia a scorrere precisa all'interno del market. I suoi corridoi immensi ancora immersi nell'oscurità, le tonnellate di prodotti perfettamente ordinate, l'ordine di un sistema che sembra poter vivere una vita propria, senza ingerenze umane. "Un valzer tra gli scaffali" di Thomas Stuber è un film su quelle persone di cui il cinema non parla, Non più! Fino a una generazione fa la parola operaio, anche non specializzato, aveva un riconoscimento implicito . Una forza positiva intrinseca. Oggi chi lavora nei magazzini Amazon (ce lo riferiscono le cronache), è il simbolo di "chi non ce l'ha fatta". Proprio come Christian (Franz Rogowski, attore emergente nel panorama cinematografico tedesco). Eppure in tutta questa monotonia, succede l'incredibile: Stuber infonde nel suo film un'anima, e fa aggirare amore e morte tra gli infiniti corridoi e nelle vite dei tre protagonisti. La forza lavoro a tempo, in affitto, a chiamata, sono i moderni servi della gleba di quello che oggi si chiama mondo del lavoro. La musica dopo i valzer si innesta in Johannes Brahms per poi concludersi, verso la fine della pellicola, nella musica che accompagnava gli schiavi afroamericani dell'800 nei loro campi di cotone. Un film che è un monumento al lavoro, alla solidarietà tra persone che sanno di poter contare su poco altro oltre loro stesse. Una vita però può essere miracolosa anche nelle piccole, o piccolissime cose.