20 Dicembre 2012
 
 
.::A Simple Life::.
 
 

Titolo originale: Tao Jie. Regia: Ann Hui
Sceneggiatura: Susan Chan, Roger Lee
Fotografia: Yu Lik-Wai
Montaggio: Kong Ki-leung, Manda Wai
Musica: Law Wing-fai
Scenografia: Alber Poon
Costumi: Boey Wong
Interpreti: Andy Lau (Roger), Deanie Ip (Ah Tao), Quin Hai-lu (l'infermiera), Wang Fu-li (La madre di Roger)
Distribuzione: Tucker
Durata: 118'
Origine: Cina 2011

 

 Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Deanie Yip per il film "A Simple life" alla Mostra d'arte cinematografica di Venezia 2011. Dalla veterana regista hongkonghese Ann Hui la toccante vicenda di Chung Chun-Tao detta Ah Tao, che è stata per sessant'anni a Hong Kong a servizio della famiglia Leung. Con il passare del tempo, i componenti della famiglia sono morti o emigrati, e ora Ah Tao è al servizio di Roger, l'unico Leung rimasto in città. Un giorno, Roger trova la donna in preda a un ictus e la porta precipitosamente in ospedale, dove viene soccorsa e posta fuori pericolo. Dimessa dal nosocomio la donna decide di ritirarsi in un ospizio per non essere di peso a Roger, ma l'uomo si renderà conto di essere molto legato alla vecchia governante e dietro consiglio della madre deciderà di trasferirla in uno degli appartamenti di famiglia. Ah Tao avrà finalmente un casa tutta sua per la vecchiaia. Accolto, come si accennava, a Venezia 2011 con l'inchino dovuto a un cinema minimalista, tutto fatto di piccoli gesti quotidiani, "Una storia semplice" è un film trasfigurato da una passione celeste, tocco della regista Ann Hui, devota e compassionevole, autrice di altri film analoghi assai noti nella cinematografia d'estremo oriente ("Boat People" 1982). Forse il senso dell'intera pellicola sta solo nella messa in scena di una sorta di amore non-profit, forza superiore in grado di vincere ogni subalternità sociale. Amore assoluto che il film dispiega in acquarelli, trasparenze e ritratti di persone cosiddette comuni, come i vecchietti attori non professionisti, presi dall'ospizio. Mentre in Europa la coppia badante e paraplegico del recente "Quasi amici" macina incassi a suon di emozioni forti e umorismo facile, la benemerita Tucker, piccola casa friulana specializzata in cinema orientale, manda in sala questo piccolo grande film che con "Quasi amici" condivide in parte il tema. Ma quanto al resto - linguaggio, rapporto con le emozioni, rispetto con la verità dei fatti e dei sentimenti - è agli antipodi. "A Simple life", però, non è un film-denuncia e Ann Hui passa su una serie di questioni (gli anziani abbrutiti, il ritmo di vita frenetico, l'invadenza della cultura cinese moderna, che erode pian piano la lingua e la cultura cantonese) con un distacco da non prendere per indifferenza, che è il cuore, molto orientale, di questa concezione del cinema e molto probabilmente del mondo. Capace di restituirci l'intimità così speciale tra i due protagonisti, le piccole gioie (memorabile la cena con gli x compagni di scuola di Roger) e le loro solitudini parallele, il sentimento del tempo che passa, con un'intensità che è davvero un dono. Saldamente costruito intorno ai suoi due protagonisti, "A Simple life" ci offre di entrambi, e della loro relazione, una caratterizzazione assai curata, frutto di un attento lavoro di sceneggiatura, messinscena e regia. Entrambi i personaggi sono quel che sono e lo sono per tutto il film. Non c'è evoluzione, o presa di coscienza che sia. L'unica cosa che cambia, e progressivamente peggiora, sono le condizioni di salute di Ah Tao, il suo continuo indebolimento fisico, senza che ciò scalfisca il modo di essere suo o quello del figlioccio Roger. Alla fine un inno al valore dei sentimenti umani, questa personalissima opera di Ann Hui, soprattutto quelli di dedizione e riconoscenza, forse in via di estinzione non solo in un paese, la Cina, piegato al dio denaro, ma in tutto il mondo.