18 Aprile 2013
 
 
.::Amour::.
 
 

Titolo originale: Amour
Regia: Michael Haneke
Sceneggiatura: Michael Haneke
Attori: J.L. Trintignant, E. Riva,I. Huppert
Fotografia: DariusKhondji
Montaggio: Nadine Muse, Monika Willi
Produzione: Les Films de Losange e altri
Distribuzione: Teodora Film e Spazio Cin.
Paese: Austria, Germania e Francia 2012
Durata: 127’
 

 

E’ un colpo allo stomaco l’ultimo film di Michael Haneke che ha convinto la giuria del festival di Cannes 2012, presieduta da Nanni Moretti, ad assegnargli la Palma d’Oro.
Cannes sembra amare molto Haneke e nel corso degli anni lo ha più volte onorato: Gran Premio della Giuria per “La Pianista” nel 2001, Miglior regia per “Niente da nascondere” nel 2005 e Palma d’Oro nel 2009 per “Il nastro bianco”, senza contare i premi minori.
Austriaco, classe 1942, Haneke è un regista controcorrente che sorprende per l’originalità delle sue storie e spiazza lo spettatore per la violenza, non solo fisica, dei suoi film.
Oggetto delle sue opere è la famiglia borghese di cui analizza i meccanismi, smontandone le apparenze,il suo è un cinema forte, raggelato che opera in sottrazione senza fare concessioni allo spettatore.
Con “Amour” il regista sceglie di andare a toccare i temi delicati della vecchiaia e della malattia fino alle loro estreme conseguenze. Si può dire che si tratta della sua regia più “sentimentale” nel senso che si tratta di un’opera straziante e toccante pur restando allo stesso tempo algida ed estremamente lucida.
La storia è semplice e allo stesso tempo racchiude tutta la vita degli esseri umani.
Anna e Georges sono due ottantenni colti e benestanti, insegnanti di pianoforte in pensione che conducono una vita quieta e ricca di intime soddisfazioni. Un brutto giorno però ecco che irrompe la malattia: Anne ha un momento d’assenza, non risponde, non reagisce, poi passa ma è solo l’inizio. Al di là della diagnosi, il suo corpo sta smettendo di funzionare, si spegne piano, troppo, se ne va il movimento, poi la parola, se ne vanno anche i pensieri. I giorni passano, gli infermieri si avvicendano, ma niente migliorae alla fine nel grande appartamento restano solo loro due. Chiusi in casa con i due protagonisti, assistiamo alla malattia e al dolore, al rispetto e all’impossibilità di condividere il dolore con gli altri, anche con i figli, fino alla fine.
E’ un viaggio doloroso con un’alternanza di sentimenti contrastanti, voglia di finirla e di ricominciare, di ricordare il passato ma anche di azzerare la memoria, il tutto senza però precipitare nel melò, e questo è il grande merito del regista che con il suo sguardo sempre rigoroso, evita ogni facile sentimentalismo, non ci fa piangere ma restare in silenzio a pensare a quanto tutto questo ci riguarda.
Un film di questa intensità aveva bisogno di due interpreti strepitosi e Haneke li trova in Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva, entrambi over 80 tornati apposta sul set per quest’opera.
La Riva, legata al personaggio senza nome di “Hiroshima mon amour” di Resnais(1959), ha lavorato nel corso degli anni con Pontecorvo, Bellocchio, Melville e Kieslowski. In “Amour” offre se stessa in modo eroico e stoico in una sorta di via crucis che va oltre la prova d’attrice.
Trintignant, tornato sul set dopo molti anni e molti dolori e la cui filmografia racconta la storia del cinema a partire da Vadim (E Dio creò la donna, 1955), è strepitoso nella sua interpretazione di Georges, ci coinvolge e commuove e ci fa capire come l’amore può essere puro e totale, come “in salute e in malattia” non sia parole prive di significato.
Isabelle Huppert, qui al suo terzo film con Haneke, interpreta da par suo la figlia della coppia che poco può fare per aiutare i genitori.