12 Aprile 2012
 
 
.::Another Year::.
 
 

Titolo originale: Another Year.
Regia: Mike Leigh.
Soggetto: Mike Leigh.
Sceneggiatura: Mike Leigh.
Fotografia: Dick Pope.
Montaggio: Jon Gregory.
Musica: Gary Yershon.
Scenografia: Simon Beresford.
Costumi: Jacqueline Durran.
Interpreti: Jim Broadbent (Tom), Ruth Sheen (Gerri), Oliver Maltman (Joe), Lesley Manville (Mary), Peter Wight (Ken), David Bradley (Ronnie), Martin Savage (Carl), Karina Fernandez (Katie), Michele Austin (Tanya), Philip Davis (Jack), Imelda Staunton (Janet), Stuart McQuarrie (Collega di Tom), David Hobbs (Vicario), Badi Uzzaman (Sig. Gupta), Meneka Das (amico del sig. Gupta).
Produzione: Thin Man Films, Simon Channing Williams Production, Film4, Untitled 09 Limited, Uk Film Council's Premiere Fund.
Distribuzione: Bim.
Durata: 129'.
Origine: Gran Bretagna, 2010.

 

Questo film racconta la vita di tutti i giorni di una coppia di sessantenni nel corso di un anno, attraverso quattro week-end, uno per stagione. Tom è un geologo al servizio dello Stato e Gerri una psicologa dei servizi sociali, vivono in una casetta alla periferia di Londra, hanno un figlio in cerca di una moglie, la passione per l’orto e un gruppo ristretto di amici con cui intrattengono rapporti saltuari in giornate fatte di partite a golf e barbecue.
Non crediate che in Another Year non succeda niente, anzi il contrario. Il film è pieno di tante piccole cose, discussioni, confessioni, silenzi, attese, risate, arrabbiature e di tanti piccoli eventi che tutti insieme vanno a comporre il puzzle di una vita. Il mistero del film risiede altrove, nella capacità unica di Mike Leigh di restituire attraverso la sceneggiatura e il lavoro con gli attori quelle allusioni altrimenti invisibili al cinema. Il cast è superbo, senza fronzoli, Jim Broadbent e Ruth Sheen alternano dialoghi brillanti e silenzi esplicativi, mettendo in scena un amore tranquillo, reso solido anche grazie all’inesorabile scorrere del tempo. Anche i personaggi che fanno da comprimari ai protagonisti sono degni di nota: incisi sempre con segni forti ma quasi minuziosi, per condurre l'azione molto più con le loro psicologie che non con i loro gesti, di solito quieti, appena accennati.
Il pregio del grande regista inglese è quello di riuscire ad entrare nel vissuto, nei momenti normali e scovare attraverso questi una qualche ragione più profonda che muove le cose della vita e l'esistenza delle persone.
L’elemento che rende davvero riuscito Another Year, va senza dubbio rintracciato nello scorrere delle vite dei suoi personaggi. Meravigliosamente imperfette, umane nell’accezione più nobile del termine.
Il vero protagonista di questo film è il tempo come lo suggerisce il titolo stesso: un altro anno. Non uno in particolare, semplicemente “un altro”. E di quale mezzo si serve Leigh per scandire questo lento scorrere? Di un orticello. E non è affatto un caso che si faccia ricorso a questo poetico escamotage, tra realtà e metafora.
Mike Leigh costruisce un film dalle molteplici parole e dalla narratività piatta, dove non esistono né progressioni né strappi, bruschi cambiamenti di ritmo o pendenza; le vicende dei personaggi che racconta procedono inerzialmente, scivolando quasi con dolcezza lungo il falsopiano della vita.
Con subdola perizia il regista inglese costruisce la perfetta coppia di anziani impeccabili e amorevoli, dalla quale però traspaiono, occasionalmente, gesti o atteggiamenti controversi che inducono lo spettatore a chiedersi se siano davvero una coppia buona e generosa che si prodiga ad aiutare gli amici meno fortunati, o piuttosto una coppia boriosa e di un buonismo autoreferenziale che nell'infelicità degli altri trova la propria armonia, la possibilità di ergersi a paladina degli infelici. La duplice chiave interpretativa proietta lo spettatore nelle ipocrisie della propria vita, lasciandolo, mentre le voci si fanno sempre più sottili e il senso di solitudine sempre più denso, a indugiare sull'ultima, significativa inquadratura di un bicchiere. Alcuni lo vedranno mezzo pieno, altri mezzo vuoto.