6 Dicembre 2012
 
 
.::Bella Addormentata::.
 
 

Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio, Veronica Raimo, Stefano Rulli
Fotografia. Daniele Ciprì
Montaggio: Francesca Calvelli
Musica: Carlo Crivelli
Interpreti: Toni Servillo (il senatore), Isabelle Huppert (Divina Madre), Alba Rohrwacher (Maria), Maya Sansa (Rossa), Michele Riondino (Roberto), Roberto Herlitzka (psichiatra)
Distribuzione: 01
Durata: 110’
Origine: Italia

 

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel lontano 1965, quando Marco Bellocchio, ventiseienne, esordì con "I pugni in tasca", mostrando quello spirito ribelle, quella intransigente volontà di denuncia, che contraddistinguerà tutti i suoi film. Il tempo però ha arricchito la sua analisi di saggezza e profondità, mitigando il suo impeto, senza tuttavia alterare il suo impegno civile.
"Bella addormentata" è frutto di questa nuova stagione del suo cinema, nella quale il regista, sempre fedele a se stesso, esprime tutta la sua indignazione ma lascia spazio alla comprensione, alla
tolleranza, perfino alla pietà.
Il film, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2012, ha fatto e farà discutere, ma
non per i motivi più ovvi: il film infatti non è basato sulla vicenda di Eluana Englaro ma, prendendo spunto da quella racconta una serie di fatti legati ad alcuni personaggi che, appunto, si muovono sullo sfondo del dramma che si sta consumando nella clinica “La Quiete” di Udine.
Il caso Englaro è solo un pretesto, un punto di partenza. Pur lasciando intendere il suo punto di vista, Bellocchio non prende apertamente posizione, ma ci prospetta alcuni casi di coscienza che scaturiscono da situazioni estreme non meno di quella di Eluana e che necessitano di scelte estreme, di vita o di morte. Scelte che fanno appello alle convinzioni personali ma soprattutto ai sentimenti, alla capacità di amare, meritevoli comunque di comprensione e rispetto.
Un senatore che milita in Forza Italia è tormentato, anche perché ha la moglie gravemente malata, tra seguire la disciplina di partito e votare la legge che allora era allo studio, oppure opporsi e
poi dimettersi dalla carica. Sua figlia Maria è una fervente militante di un movimento per la vita ma si innamora di Roberto che, con il fratello, milita nel campo opposto dei laici. Un'attrice ha rinunciato alla carriera per vegliare la figlia Rosa che vive da anni in stato vegetativo, compromettendo così anche il suo matrimonio e i rapporti con il secondogenito anche lui aspirante attore. Rossa, infine è una giovane donna tossicomane che ha deciso di farla finita definitivamente.
Il regista si accosta ai personaggi con distacco apparente ma lasciando trapelare commozione e dolcezza. Per come è costruito, "Bella addormentata" è in realtà un film di risvegli: per qualcuno che chiude gli occhi, diversi altri personaggi li aprono: Maria li apre all'amore, il senatore agli affetti familiari e alla propria coscienza, Rossa alla vita, gli spettatori al dubbio.
L’indagine di Bellocchio è severa, il giudizio in ultima analisi riguarda l'Italia d'oggi, autentica "bella addormentata" con nebulose prospettive di risveglio, ma se c'è un merito che va ascritto al film è proprio quello di dare voce a tutte le sfumature.
“E' chiaro, dice Marco Bellocchio in conferenza stampa, che io ho una mia posizione, che ovviamente traspare dal film, ma volevo che comunque tutte le posizioni avessero eguale diritto di parola, non in nome di un ecumenismo per il quale tutti hanno ragione, ma perché la complessità del dibattito richiede che si possano valutare tutte le posizioni in campo. Non è assolutamente un film a tesi, anzi ho voluto realizzare un film semplice ed ideologico. Non è che improvvisamente mi sia convertito, la mia è una posizione calmamente laica, ma non posso esimermi dall'avere uno sguardo di comprensione verso il sentire cattolico”.
Bellocchio ha costruito un ottimo film, complesso e ricco di contenuti, forse formalmente un po'
discontinuo, ma con pagine di grande cinema. La bella fotografia di Daniele Ciprì, le musiche di Carlo Crivelli, la recitazione di altissimo livello, lo collocano di diritto fra i migliori visti a Venezia.