25 Ottobre 2018
 
 
.::Chiamami con il tuo Nome::.
 
 

Titolo originale: Call Me By Your Name
Regia: Luca Guadagnino
Soggetto: Dal romanzo omonimo di André Aciman
Sceneggiatura: James Ivory
Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom
Montaggio: Walter Fasano
Musica: Sufjan Stevens
Scenografia: Samuel Deshors
Costumi: Giulia Piersanti
Interpreti: Timothée Chalamet (Elio Perlman), Armie Hammer (Oliver), Michael Stuhlbarg (il signor Perlman), Amira Casar (Annella Perlman) Esther Garrel (Marzia), Vanda Capriolo (Mafalda), André Aciman(Mounir)
Produzione: Howard Rosenman, Peter Spears, Luca Guadagnino, Rmilie Georges ecc
Distribuzione: warner Bros
Durata: 132'
Origine: Ita/Fra/Bra/USA, 2017

 

 Premio Oscar 2018 per la migliore sceneggiatura non originale a James Ivory per "Chiamami col tuo nome" di Luca Guadagnino. Dopo riconoscimenti in tante rassegne mondiali, tre candidature ai Golden Globe e quattro alla notte delle stelle, finalmente il nostro regista raggiunge il premio più ambito anche se indirettamente. Palermitano per nascita, cosmopolita per scelta culturale, attivo in regia dal 1994, Luca Guadagnino si è fatto notare soprattutto a partire dal suo terzo lungometraggio "Io sono l'amore" (2009), protagonista la sua attrice icona Tilda Swinton. Era il primo di una trilogia - che il regista definisce 'del desiderio', ma anche 'ultimo film sui ricchi' - che continuò con "A bigger spalsh" in concorso a Venezia nel 2015 e di cui "Chiamami col tuo nome" è il capitolo conclusivo. Nell'estate 1983 Elio Perlman, un precoce diciassettenne americano, vive nella villa di famiglia, nella zona di Crema, dove il regista stesso ha vissuto, passando il tempo a trascrivere e suonare musica classica, leggera e a flirtare con la sua amica Marzia. Elio ha un rapporto molto stretto con il padre, un eminente professore universitario specializzato nella cultura greco-romano, e sua moglie Annella, una traduttrice. Mentre la sofisticazione e i doni intellettuali di Elio sono paragonabili a quelli di un adulto, permane in lui ancora un senso di incertezza e immaturità, in particolare riguardo alle questioni di cuore. Un giorno arriva Oliver, un affascinante studente americano di 24 anni, che il padre di Elio ospita per aiutarlo a completare la sua tesi di dottorato. In un ambiente splendido e soleggiato, Elio e Oliver scoprono la bellezza della nascita del desiderio, nel corso di un'estate che cambierà per sempre le loro vite. E' una storia d'amore quella che lo sceneggiatore J. Ivory adatta dal romanzo omonimo di André Aciman (Edizioni Guanda), ma anche qualcosa di più: il racconto di un vacanza estiva, la scoperta di un diverso se stesso, il sogno di un mondo accogliente e comprensivo. E' la prova di una nuova maturità per Guadagnino, che qui abbandona i toni sempre un po’ troppo sottolineati delle sue opere precedenti per una messa in scena più trattenuta e sussurrata, a volte quasi distratta, divagante, ma proprio per questo perfetta nel restituire un'atmosfera prima che una storia. La bellezza: il colore e il calore dell'estate lombarda, le corse in bicicletta sulle strade sterrate e assolate, le pozze d'acqua per tuffarsi, i palazzi antichi, le rovine, le chiese, la quiete di una piccola città, i nascondigli nei prati dove abbracciarsi, la villa antica e ombrosa immersa nel verde, i frutti da cogliere, i pranzi all'aperto e la siesta, il caldo, il sudore sulla pelle, la notte silenziosa, il temporale, i gesti sconosciuti dell'amore. Il critico del 'Sunday Times' Tom Shone ha scritto "Ditemi dove è questo posto bellissimo e mi prenoto subito un aereo". Ecco servito, allora, un film intimo e riflessivo, in cui autobiografia e cinefilia ("Io ballo da sola" di Bertolucci su tutti) non sovrastano lo spettatore ma lo seducono con eleganza, e in cui il talento del regista è al servizio del film e non viceversa.