31 Gennaio 2019
 
 
.::Corpo e Anima::.
 
 

Titolo originale: Testrol es lelekrol
Regia e Sceneggiatura: Ildikō Enyedi
Fotografia: Maté Herbai
Montaggio: Kāroly szalai
Musica: Adam Balazs
Scenografia: Imola Lāng
Costumi: Judit Sinkovics
Interpreti: Géza Morcsānyi (Endre), Alexandra Barbély (Māria), Zoltān Schneider (Jeno), Ervin Nagy (Sanyi)
Produzione: Erno Mesterhāzy, Andrās Muhi, Mōnika Mécs ecc
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 116'
Origine: Ungheria, 2017

 

 Orso d'Oro a sorpresa al Festival del cinema di Berlino 2018 (tutti si aspettavano la vittoria del 'nostro' Kaurismaki con "L'altro volto della speranza") "Corpo e anima" della regista ungherese Oldikō Enyedi ha continuato la sua avventura entrando anche - unica opera di una regista ungherese - nella cinquina degli Oscar per il miglior film straniero, ed anche se non ha vinto l'ambita statuetta, non si puō che plaudire per questa eccentrica storia d'amore contemporanea. Endre, direttore amministrativo di un mattatoio industriale di Budapest, č sospettoso nei confronti di Māria, nuovo responsabile del controllo qualitā. Endre pensa che la donna sia eccessivamente formale e troppo concentrata su se stessa. E trova anche che sia troppo severa nel valutare la qualitā delle carni. Semplicemente, Māria applica sul lavoro lo stesso ordine che utilizza nella gestione della sua vita. Nel corso di colloqui di routine, una psicologa scopre che Māria ed Endre condividono lo stesso ricorrente sogno nel quale, sotto forma di cervi che si amano, i due si incontrano ogni notte in una foresta innevata. "Corpo e anima" č una storia d'amore che non segue le traiettorie narrative abituali, due si incontrano, si piacciono, si studiano poi si baciano e fanno l'amore anche se l'attrazione a distanza tra i due protagonisti č densa di erotismo e sensualitā. E' il mistero di uno sguardo a distanza, la palpitazione impossibile, la sorpresa spaventosa e insieme magica di scoprire qualcuno che vive nel tuo stesso sogno, anche se impossibile, anche se doloroso. Per accompagnare e sottolineare la difficoltā di questo avvicinamento lento fino al fatale punto di contatto, il film ricorre ad un primo espediente. Mette in parallelo la vicenda degli umani con quella degli animali. A intervalli regolari, a cominciare dalla sequenza d'apertura, nel film scorrono le immagini in cui in un silente bosco innevato da fiaba di Andersen o fratelli Grimm, un cervo maschio e uno femmina compiono degli approcci delicati. Contemporaneamente e simbolicamente a questa sequenza si contrappone quella dei bovini brutalmente uccisi nel macello dopo essere stati immobilizzati. Da un lato, dunque, l'incontro poetico di un bosco innevato e la grazia di mammiferi eleganti e armoniosi: l'apertura verso l'esterno, la vita l'amore, il desiderio. Dall'altra la crudezza feroce del macello pubblico e la tetraggine di pesanti immobili carcasse: la chiusura verso l'interno, la morte, l'assenza di amore, la mancanza di desiderio. 'Corpo e anima', quindi, non sempre si accordano ma la separatezza, messa in scena da Enyedi, mostra metaforicamente lo scarto che c'č tra il desiderio e la sua realizzazione, tra quei gesti goffi del quotidiano e una tenerezza che sembra impossibile nelle stanze piene di sangue degli animali, tra la realtā e il bisogno di credere che uscire dalle proprie nevrotiche paure degli altri, del mondo, di amare, di stare male, č possibile. Piacerā a chi vuole credere che 'sotto il selciato c'č la spiaggia' (una delle parole d'ordine del dimenticato 1968, 50 anni fa!), zeppo di metafore visivamente fascinose, con attraenti, continui raffronti tra gli sguardi di animali (che sanno di dover morire) e di umani forse incapaci di vivere.