13 Dicembre 2012
 
 
.::Cosa Piove dal Cielo?::.
 
 

Regia e Sceneggiatura: Sebastian Borensztein
Fotografia: Rodrigo Pulpeiro
Montaggio: Fernando Pardo
Musica: Lucio Godoy
Interpreti: Ricardo Darin (Roberto), Ignacio Huang (Hui), Muriel Santa Ana (Mari)
Distribuzione: Archibald Film
Durata: 93’
Origine: Argentina
 

 

Marc'Aurelio d'Oro della Giuria e Premio del pubblico al Festival di Roma 2011, “Cosa piove dal cielo?” dell’argentino Sebastian Borensztein, è un apologo brioso e lieve sulla solidarietà e l’incontro fra culture diverse, un film con il pregio raro di non insistere sul già visto, ma cercare strade insolite che si biforcano e poi si ricongiungono nel segno di un realismo magico.
Il titolo originale è “Un cuento chino” (“Una storia cinese”), mentre il titolo italiano fa riferimento all’incipit folgorante e surreale del film (da non perdere): una mucca piove dal cielo ed investe una barchetta con due fidanzati in Cina, uccidendo la ragazza. Come mai? Nessuna risposta per il momento, ma il film si sposta in Argentina, in una cittadina di provincia, dove facciamo subito
conoscenza con il proprietario di un negozio di ferramenta, Roberto, carattere chiuso, incline a tal segno alla misantropia da vederlo trascurare l'atteggiamento affettuoso di una ragazza.
Uno scherzo del caso fa incontrare Roberto con un ragazzo cinese, Jun, arrivato in Argentina per incontrare un suo zio emigrato lì da anni. Non parla una parola di spagnolo e, male accolto da tanti, finisce per essere accolto un po' più umanamente proprio da Roberto che, realizzando la sua solitudine, lascia che gli entri in casa, ma la convivenza fra i due diventa ogni giorno più complicata. Il film diventa così l'incontro/scontro tra due modi di vivere che più differenti non potrebbero: da una parte il metodico (e iracondo) Roberto, abituato a spegnere ogni sera la
luce alle 23 in punto, a mangiare solo la mollica del pane scavando dentro la crosta e a collezionare dai giornali le notizie più strane e assurde; dall'altro il triste e taciturno cinese, che non capisce né riesce a farsi capire, che aspetta paziente non si sa cosa e che però finisce per far sentire il suo “salvatore” strettissimamente sorvegliato.
Un po' "Gran Torino", un po' "Quasi amici", il film replica il modello della “strana coppia”, uno dei meccanismi più collaudati della comicità, ma il regista ha il merito di inserire l'idea non particolarmente originale in una struttura di commedia senza mai prendersi troppo sul serio; non ci vuole stupire, ma offrirci un prodotto solido, fluido, una scrittura briosa e brillante, una regia sopra la media e un'originalità nella caratterizzazione dei protagonisti che conquista.
Filmato con un'encomiabile economia di mezzi e di parole, il film segue i modi in cui i personaggi cercano l'un l'altro di inseguirsi o di sfuggirsi, inanellando una serie di situazioni
decisamente divertenti, a volte ai limiti del surreale, altre volte più vicine allo studio di costume.
Ma l'interesse del film non si ferma certo qui, scena dopo scena, gag dopo gag, il meccanismo comico rivela una inaspettata capacità di osservazione, e cosi, oltre ai vizi (o difetti) privati ecco
far capolino il ritratto di un Paese (l’Argentina) che non ha ancora finito di fare i conti con
se stesso: è il “carattere nazionale argentino” che prende forma dietro le azioni di Roberto, fatto di un senso di superiorità destinato a infrangersi contro la realtà, di un machismo decisamente autolesionista, di un culto della famiglia fuori dal tempo e soprattutto di un orgoglio nazionalista destinato alla più feroce e cocente delle delusioni. Tutti temi che il film affronta per piccole allusioni, ma che si intrecciano perfettamente con l'impianto realistico dell'insieme (anche
la storia della mucca che cade dal cielo troverà una sua coerente spiegazione) e che contribuiscono a far scattare nel pubblico una serie di risate contagiose.
Ed è così che ci ritroviamo di fronte a un'opera che sa farci sorridere e affezionare ai personaggi, un piccolo film con nascoste ambizioni e humour doc: potrebbe sembrar poco, ma di sicuro nel cinema moderno è qualcosa di sempre più raro.