23 Marzo 2017
 
 
.::Era d'Estate::.
 
 
Poster del film Il racconto dei racconti

Regia: Fiorella Infascelli
Soggetto: Fiorella Infascelli, Antonio Leotti, Luca Infascelli
Sceneggiatura: Fiorella Infascelli, Antonio Leotti, Silvia Napolitano
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Roberto Missiroli
Interpreti: Beppe Fiorello (Paolo Borsellino), Massimo Popolizio (Giovanni Falcone), valeria Solarino (Francesca Morvillo), Claudia Potenza (Agnese Borsellino), Elisabetta Piccolomini (Madre di Francesca Morvillo), Elvira Cammarone (Lucia Borsellino), Giovanni D' Aleo (Manfredi Borsellino)
Produzione: Domenico Procacci per Fandango con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 100'
Origine: Italia, 2015.

 


"Era d'estate" non è solo il titolo di una splendida canzone di un giovane Sergio Endrigo datata 1963 ma anche quello di un film necessario e importante di una regista pugliese, che i più attenti dei nostri affezionati ricorderanno nel nostro cartellone del 2004/05 con "Il vestito della sposa": Fiorella Infascelli. Uscito non a caso il 23 e 24 maggio 2016 (in concomitanza con le celebrazioni dell'attentato al giudice Falcone avvenuto il 23 maggio 1992) la pellicola della Infascelli racconta, appunto, con toni da commedia, mettendo tra parentesi la tragedia che sappiamo, la vacanza forzata che Falcone e Borsellino fecero con le relative famiglie nell'estate del 1985 - a partire dal 13 agosto - quando, minacciati impudentemente di omicidio dalla mafia, si trasferirono nella foresteria del carcere dell'Asinara in Sardegna, mentre lavoravano al famoso maxi processo di Cosa Nostra. Ecco così le due famiglie praticamente in un carcere (a detta dei carabinieri molto sicuro e discreto come rifugio), strettamente sorvegliati e quasi nell'impossibilità di muoversi, condizione particolarmente dura per i due giudici che a Palermo stavano redigendo l'ordinanza sentenza del loro processo poi diventato universalmente noto, che riuscirà a dimostrare definitivamente non solo l'esistenza della mafia, ma anche la pervasività e l'incredibile livello della sua infiltrazione negli interessi economico-sociali globali. Del resto la fase storica di quella estate "maledetta" ha visto in quei giorni l'assassinio prima del commissario Montana, poi dell'ispettore Cassarà e infine dell'agente Antiochia, tutti stretti collaboratori dei due giudici. E' allarme rosso, per quaranta giorni i due nuclei familiari verranno reclusi, deportati nell'isola senza bagagli e quasi senza preavviso, in più i due magistrati sono nervosi per le carte del famigerato processo che non arrivano da Palermo (sospettano che l'esilio per ragioni di sicurezza sia un pretesto per bloccare la stesura dell'ordinanza) e per il terrore provato da mogli e figli, ben consci del pericolo. Falcone è di sinistra e ateo, Borsellino di destra e cattolico praticante, ma sono amici fin dall'infanzia. C'è insofferenza, quindi, che porta i due a litigare; ma c'è una specie di sentimento di pace che l'isolamento fa condividere alle donne (Valeria Solarino nel ruolo di Francesca Morvillo-Falcone e Claudia Potenza in quello di Agnese Borsellino), mentre la meravigliosa isola dell'Asinara, intatta perché abitata solo dai detenuti e dalle guardie, fa da sfondo 'indifferente' all'ironia dei due amici, le confidenze delle mogli, i drammi dei figli più piccoli. Nel film ci sono tre debutti cinematografici (dopo tanta tv) da veri protagonisti: il siciliano Beppe Fiorello (Borsellino), il pugliese Massimo Popolizio (Falcone) e, consentitecelo, la maestosa tranquillità dell'isola dell'Asinara. Felice la scelta del suddetto cast che sfrutta giustamente la somiglianza fisica, Fiorello e Popolizio (molti ricorderanno quest'ultimo in quasi tutti i film recenti del "nostro" Paolo Sorrentino), attori di diverse provenienze artistiche che trovano una sorprendente sintonia e colorano i personaggi di umanità, simpatia, affetto, grazie anche alla attenta sceneggiatura, scritta dalla Infascelli e da Antonio Leotti, che non scade mai nella retorica, regalandoci sfaccettature psicologiche insospettabili dei due senza neanche sfiorare le imperanti agiografie dei martiri, purtroppo, più famosi della nostra giustizia.