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8/02           GARAGE OLIMPO

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SCHEDA
Titolo originale: id. Regia: Marco Bechis. Sceneggiatura: Marco Bechis, Lara Fremder. Fotografia: Ramiro Civita. Montaggio:  Jacopo Quadri. Musica: Jacques Lederlin. Scenografia: Ròmulo Abad. Costumi: Caterina Giargia: Interpreti: Antonella Costa (Maria Fabiani), Carlos Echevarria (Felix), Pablo Razuk (Texas). Produzione: Amedeo pagani per Clasic /Paradis film ecc. Distribuzione: Istituto Luce. Durata: 98’. Origine: Argentina/Italia, 1999.

    Uno degli olocausti di questo secolo è avvenuto in Argentina, la giunta militare che ha governato il Paese dal 1976 all’83 l’ha schiantato con il genocidio, il terrorismo di stato, la tortura. Siamo attorno al 1978, ai tempi dei mondiali di calcio e della dittatura Videla  e Maria, 18 anni, insegnante volontaria  agli analfabeti di una favela, vive con la madre di origine francese in una vecchia e declinante casa con giardino. Una mattina, un gruppo armato di poliziotti e militari in borghese sequestra la ragazza davanti allo sguardo impotente della madre e la trascina nel centro di detenzione clandestina  “Garage Olimpo”. Di questo si occupa il film dallo stesso titolo di Marco Bechis  che potremmo definire “firmato”, dal momento che il regista, allora ventisettenne, seguì nella fase iniziale la sorte della sua protagonista (il sequestro, l’incatenamento, la bendatura, gli interrogatori, dieci giorni di detenzione illegale in un orrendo sotterraneo) e ne scampò solo per alcuni casi fortuiti o fortunati, ma non abbastanza da non lasciargli impresso un indelebile ricordo. In pratica, un po’ alla Flaubert, Marco Bechis può ben affermare che Maria Fabiani (la sua protagonista) “c’est moi”. Il tema dei desaparecidos (più di trentamila persone si è calcolato, dei quali almeno 160 italiani!) non è del tutto nuovo al cinema. Con riferimento al Cile e all’anno 1973 ci si è provato il Costa-Gavras di “Missing”(1982) o, tornando all’Argentina, il Luis Puenzo de “La storia ufficiale” (1985), ma soprattutto l’Hector Olivera de “La notte delle matite spezzate” (1988). Ciò che caratterizza l’opera di Bechis, oltre al particolare coinvolgimento dell’autore, è che “Garage Olimpo” sembra in un certo senso porsi fuori della storia: non si parla di date, di numeri, persino di luoghi, potremmo essere da qualunque parte dell’America latina. La cronologia è intuibile solo da alcuni elementi sonori e l’unica vera icona evidenziata è la bandiera argentina che compare nel finale sulle ali dell’aereo spargitore di morte. Il fatto stesso che una buona metà del film si svolga nei sotterranei del ‘garage’ non solo accentua l’aspetto claustrofobico della privazione di libertà ma esclude ogni connotazione specifica. Il monito che il regista lancia in tempi di ‘pulizia etnica’ parte dall’America latina per parlare al presente dell’Europa. C’è aria che torni la normalità del male, la sua banalità impiegatizia così ben evidenziata nel film, la stolida ferocia ridotta a quotidiano, ripetitivo esercizio del vivere. Come lo stesso Bechis afferma: “il film non punta sulla ricostruzione storica, ma all’attualizzazione della violenza  dello Stato contro i cittadini, violenza che all fine del secolo continua a devastare il mondo. Ho voluto raccontare la storia dei desaparecidos di 20 anni fa come se avvenisse oggi in qualche parte del mondo. Ma non avrei mai potuto fare un film di fiction senza una rigorosa aderenza alla realtà storica. Ho voluto sul set sopravvissuti, madri e figli di desaparecidos. Queste persone avevano da dirmi molte cose”.

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