12 Gennaio 2012
 
 
.::Hereafter::.
 
 

Regia:Clint Eastwood
Sceneggiatura: Peter Morgan
Fotografia:Tom Stern
Montaggio: Joel Cox
Musica: Clint Eastwood
Interpreti: Matt Damon (George), Cecile de France (Marie), Frankie McLaren (Tommy),
Produzione: Clint Eastwood
Distribuzione: Warner
Durata: 129’
Origine: USA

 

Herafter, nell'aldilà. Straordinario. Che altro dire dell'ennesimo grande film di Clint Eastwood, che a 80 anni non finisce di stupirci e che, conscio di essere al crepuscolo, affronta in modo ammirabile, mai pedante o coercitivo, un tema tanto ostico e fondamentale come la morte . Solo il tocco di Clint Eastwood poteva trasformare il tabù della morte in un inno alla vita e all'amore.
Soggetto e sceneggiatura sono di Peter Morgan (lo sceneggiatore di "The Queen" e "Frost/Nixon") che ha dichiarato: "Ho scritto il film dopo la morte di un mio carissimo amico (...) Al suo funerale ho pensato quello che forse pensavano tutti: dov'è andato? Ho voluto scrivere una storia che ponesse domande come questa". E Eastwood aggiunge: "Racconto una vicenda di anime che non ha specifici connotati religiosi e tanto meno si tratta di un thriller soprannaturale...lo considero non un film sulla morte ma sulla vita e sul pensiero".
In "Hereafter" - termine inglese che, imperfettamente tradotto con “l’aldilà”, esibisce la contemporaneità concettuale tra la vita-qui (here) e la morte-dopo (after) -, Eastwood invece di rassegnarsi all'ineluttabile, offre una riflessione aperta sul dopo, su solitudine, senso di abbandono e speranze. Lo fa, raccontando tre storie che come già è stato fatto di recente in altre pellicole,da "Babel" a "Crash" - fanno incontrare, nel finale, i tre diversi protagonisti: Marie, una giornalista tv parigina che, travolta dallo tsunami in Indonesia, muore e vedendo una luce e tante ombre prova un senso di pace e assenza di tempo, ma torna a vivere e si trova diversa; il sensitivo George, che a San Francisco ha rinunciato ad arricchirsi con le sue doti paranormali per farsi operaio e vivere lontano da morte e fantasmi senza però riuscirvi; il ragazzino londinese Marcus che ha perso il gemello con cui accudiva la madre drogata e si sente smarrito dentro, privo di una parte fondamentale. Diversi in tutto, i tre personaggi sono accomunati dalla profonda solitudine che solo il confronto con la morte scatena. Perché se George desidera condurre un'esistenza ordinaria esente dai fantasmi altrui, Marie lotta per spiegare al mondo che esiste una terra di mezzo tra l'al di qua e l'aldilà, mentre il piccolo Marcus ha semplicemente bisogno della certezza che il fratellino scomparso sia sempre al suo fianco.
"Hereafter" ti scava dentro: tocca alcune delle corde più sensibili proprio perché nascoste nel profondo, ci apre un abisso sull'orlo del quale il fascino del baratro ci chiama a sé e riusciamo a stento a trattenerci dallo sperimentare la vertigine del vuoto.
Al di là della trama, delle storie raccontate, dei personaggi, crediamo che uno dei pregi maggiori di questo nuovo, magnifico, film di Clint Eastwood, stia proprio nella maestria, quasi perfetta, di raccordare e incrociare le storie che la compongono in una narrazione di rara fluidità, grande scorrevolezza nonostante la sua complessità, esemplare nitore narrativo.
E’ la messa in scena di Eastwood a offrire all'insieme sostanza e intensità, attraverso una regia
corposa e nitida, senza sbavature, di dichiarata semplicità: il che non significa facilità, ma veicolo comunicativo diretto e incisivo.
Il regista non sposa nessuna tesi e non dà risposte: Eastwood e noi spettatori, dopo aver compiuto questo viaggio con il film, ci poniamo le stesse domande che avevamo all'inizio. Ma questo è forse il grande pregio del film: non dare le risposte che non può dare; ognuno - ha detto Eastwood - possiede la propria risposta su cosa ci sia, dopo la morte, ma nessuno lo sa veramente.