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22/03           I CENTO PASSI

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SCHEDA
Regia: Marco tullio Giordana. Sceneggiatura: Claudio Fava, Monica Zappelli, Marco Tullio Giordana. Fotografia: Roberto Forza. Montaggio: roberto Missiroli. Produzione: Titti film- RAI cinema. Distribuzione: Istituto Luce. Attori: Luigi Lo Cascio, Luigi Maria Burruano, Lucia Sardo, Tony Sperandeo. Origine: Italia 2000

    Dirrettamente dall‘ultima Mostra del cinema di Venezia il film che ha vinto il  „Leone“ per la miglior sceneggiatura „I cento passi“ di Marco Tullio Giordana. Mancava dal Lido da molto tempo il regista milanese, ma ora vi è tornato nella sezione più importante, il concorso, con la pellicola dedicata a Peppino Impastato, trucidato a Cinisi dalla mafia, lo stesso giorno del ritrovamento a Roma del cadavere dello statista Aldo Moro (assassinato dalle brigate rosse il 9 maggio 1978). Tale coincidenza era costata all‘avvenimento siciliano un ingiustificato oblio fino a che il film di Giordana non ne ha lodevolmente rinverdito la memoria. Memoria della lotta alla mafia che viaggia sull‘onda di „A whiter shade of pale“ dei Procol Harum: e questa scelta spiega l‘operazione tentata dal regista nella sua pellicola. Il viaggio di Giordana –e dei suoi sceneggiatori Claudio Fava, uno che di Cosa Nostra se ne intende avendo avuto il padre trucidato dalla mafia nel 1984, e Monica Zappelli- è tutto interno alla memoria degli anni ’70. Il mondo ruspante delle radio private, la contestazione con i suoi risvolti anche scontati, la rivolta di una generazione contro i propri padri. A far la differenza, a trasformare I cento passi  che separano la casa di Peppino Impastato da quella del boss Peppino Badalamenti, è il contesto. Chi fondava una radio privata e sfotteva i poteri forti rischiava, a Milano e a Roma, un‘irruzione della polizia. A Cinisi, Sicilia, la posta in gioco era ben diversa: era la morte! Forse il miglior commento al film ce lo fornisce il regista stesso quando in una lunga intervista comparsa sulla stampa afferma: „Sono passati venti anni  prima che Badalamenti fosse incriminato dell‘omicidio  di peppino Impastato. Basterebe questo buon motivo per realizzare il film, incalzare gli uomini delle istituzioni perché nessun delitto finisca dimenticato. Questo non è un film sulla mafia –continua l‘autore- ma piuttosto sull‘energia, sulla voglia di costruire, sull‘immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell‘illusione di cambiarlo. Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può più fingere che la mafia non esista molto si deve a persone come Peppino , alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza.

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