1 Dicembre 2016
 
 
.::Il Caso Spotlight::.
 
 
Poster del film Il racconto dei racconti

Titolo originale: Spotlight
Regia: Thomas McCarthy
Sceneggiatura: Josh Singer, Thomas McCarthy
Fotografia: Masnobu Takayanagi
Montaggio: Tom McArdle
Musica: Howard Shore
Scenografia: Stephen H. Carter
Costumi: Wendy Chuck
Interpreti: Mark Ruffalo (Michael Rezendes), Michael Keaton (Walter "Robby" Robinson), Rachel McAdams (Sacha Pfeiffer), Liv Schreiber (Marty Baron), Stanley Tucci (Mitchell Garabedian)
Produzione: Blye Pagon Faust, Steve Golin, Nicole Rocklin ecc
Distribuzione: Bim
Durata: 128'
Origine: Usa, 2015

 

 Premio Oscar 2016 per il miglior film e la miglior sceneggiatura originale a "Il caso Spothlight" di Thomas McCarthy; regista non nuovo ai nostri soci per il suo "Ospite inatteso" già presente nella nostra rassegna del 2009/10. "Oscar all'ipegno" titolarono i quotidiani all'epoca della notte degli Oscar perché la pellicola ricostruisce eventi giornalistici cosi come si sono verificati nella realtà. 2001, al "Boston Globe" l'equipe di cronisti investigativi chiamata spotlight, perché deputata a far luce sui casi più difficili, si è un po’ adagiata nella routine quotidiana. Da Miami, però, arriva un nuovo direttore editoriale, Marty Baron (Liev Schreiber), deciso a indagare su un caso di pedofilia. Un prete cattolico, padre John Geoghan, ha abusato di un gran numero di ragazzini della parrocchia e l'autorevolissimo Cardinale Law, pur se al corrente, ha messo il silenziatore alla cosa. Walter "Robby" Robinson (Michael Keaton, miglior attore un anno fa per il "nostro" 'Birdman'), Mike Rezendes (Marc Ruffalo) e Sasha Pfeiffer (l'ottima Rachel Mc Adams, sublime protagonista femminile della serie tv "True detective 2") si mettono al lavoro, trovano testimoni tra le vittime degli abusi, raccolgono dati e documenti; mentre intorno a loro, crescono l'omertà e l'ostilità di una Boston che vorrebbe tenere ben inchiodato il coperchio sui propri sepolcri imbiancati. Negli anni d'oro di Hollywood, che furono anche gli anni d'oro della carta stampata, l'eroico reporter era una figura cosi popolare che il filone ha prodotto volumi, retrospettive e battute ancora celebri come "E' la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente' (Humphrey Bogart ne "L'ultima minaccia" di Richard Brooks del 1952). "Il caso Spotlight" di questo attore regista da tenere d'occhio per la trasparenza dello stile, aggiorna il genere portandovi una dimensione nuova. Il dubbio, le discussioni, la circospezione, che non significano noia, con cui procedono quei giornalisti del "Globe" tra il 2001 e il 2002 portarono coraggiosamente alla luce una lunga storia di abusi su minori compiuti da religiosi della diocesi di Boston nel corso di decenni. Non è fantasia, è tutto autentico. Come autentica e sfaccettata, in questo gran bel film, è la ricostruzione della lunga inchiesta che portò al risultato finale. Quale?, la serie di articoli ha chiamato alla sbarra 249 preti della diocesi di Boston colpevoli di abusi sessuali e con il numero degli oltraggiati salito, nel 2008, a 1476 (senza contare altre zone degli States). Logico che il suddetto cardinale Law, che aveva coperto i violentatori spostandoli di parrocchia in parrocchia, si sia dimesso. Con Papa Francesco l'orizzonte si è schiarito di molto, ma resta il passato: la lobby gay e la rete di connivenza perbenista e ipocrita fra le classi dirigenti del comprensorio, religiose e laiche. Versione per lo schermo di un'inchiesta che ricevette il premio Pulitzer, l'opera andrebbe mostrata nelle scuole di giornalismo perché il mondo sui cui i nostri valorosi cronisti indagano non appare quasi mai, (non si vede una tonaca né un bambino, ma solo gli adulti che quei bambini violentati sono diventati). Infine, ma non ultimo, il giornale stesso, perché non sempre le notizie si capiscono al volo e non tutti, in redazione, erano d'accordo su metodi e obiettivi. La forza della sceneggiatura e la bravura fenomenale degli attori fa il resto. Con l'aria che tira, un formidabile antidoto al nichilismo e al populismo dilaganti. E scusate se è poco!