21 Marzo 2013
 
 
.::Il Comandante e la Cicogna::.
 
 

Regia: Silvio Soldini
Soggetto e Sceneggiatura: Silvio Soldini, Doriana Leondeff, Marco Pettenello
Fotografia: Ramiro Civita
Montaggio: Carlotta Cristiani
Musica: Banda Osiris
Interpreti: Valerio Mastandrea (Leo), Alba Rohrwacher (Diana), Giuseppe Battiston (Amanzio), Claudia Gerini (Teresa), Luca Zingaretti (Avv. Malaffano)
Produzione: Lionello Cerri
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 108’
Origine: Italia

 

Probabilmente Silvio Soldini detiene un record nella programmazione delle nostre 27 stagioni, quello di autore più presente: con questo “Il comandante e la cicogna” è infatti la settima volta che proponiamo un suo lavoro (l’ultima era stata nella scorsa stagione in cui chiudeva la rassegna con “Cosa voglio di più”).
Con questo film Soldini chiude l'ideale trilogia sulla leggerezza strampalata dei sentimenti iniziata con “Pane e tulipani” e proseguita con “Agata e la tempesta”. “Il comandante e la cicogna” non è che una moderna fiaba sull'Italia contemporanea narrata con leggerezza da Soldini attraverso personaggi estremi, interpretati da un cast di attori davvero formidabili, dotati di un'eccezionale normalità. Una storia tra le cui righe cogliamo un profondo senso di ribellione nei confronti dell'incombente senso di impotenza che attanaglia tutti noi in questo difficile momento storico. Il messaggio è chiaro: c'è un'esigenza impellente in questo momento, dobbiamo cercare di volare alto, di riscoprire noi stessi, i nostri sentimenti, il nostro passato storico e di sperare in un futuro migliore da costruire giorno dopo giorno credendo in noi stessi. Ed è per questo che Soldini ci regala un mondo fantastico in cui personaggi in carne e ossa, fantasmi, statue e animali potessero convivere e comunicare tra loro senza grossi problemi. Una cosa semplice a dirsi a parole ma complicatissima dal punto di vista pratico che Soldini porta a casa non senza difficoltà ma con un linguaggio cinematografico complesso e completo capace di entusiasmare lo spettatore.
Leo Buonvento (Valerio Mastandrea) è un idraulico le cui giornate sembrano non finire mai. Rimasto vedovo dopo un incidente avvenuto al mare durante le ferie estive, Leo si fa in quattro per mantenere i due irrequieti figli adolescenti Elia e Maddalena, il primo fissato con gli uccelli e amico di una cicogna di nome Agostina, la seconda alle prese con i primi focosi amori. Diviso tra i figli, i rapporti con il suo socio cinese Fiorenzo, e le incombenze di casa, Leo deve anche dimenarsi tra le tante incursioni notturne del fantasma della moglie Teresa (Claudia Gerini), appassionata di caffè e dispensatrice di consigli e perle di saggezza di cui l'uomo non riesce a fare a meno.
Un uomo confuso e in guerra contro la vita che si sente sotto attacco e cerca di difendersi come può, esattamente come fa Diana (Alba Rohrwacher), una ragazza squattrinata e sognatrice che cerca di combattere contro le ingiustizie e di mantenersi vendendo le sue opere d'arte, cercando di non far arrabbiare il suo padrone di casa Amanzio (Giuseppe Battiston) per via dei ritardi nel pagamento dell'affitto; anche lui, Amanzio, non è troppo diverso da Leo e Diana nonostante l'apparenza autoritaria, e in una delle sue crociate contro il degrado morale e ambientale conosce il piccolo Elia con il quale stringe un'amicizia del tutto fuori dal comune.
Ne “Il comandante e la cicogna” il ruolo di “osservatori” è affidato alle statue di personaggi illustri del nostro passato, complementi d'arredo delle piazze delle nostre città che nessuno guarda più, e ad una cicogna. Le vicende dei tanti personaggi che popolano questa storia s'intrecciano sullo sfondo di una città, Torino, che Soldini trasforma nell'emblema del nostro tempo, ed è sotto lo sguardo severo ed ironico delle statue di Garibaldi, Verdi, Leopardi, Leonardo da Vinci e del cavalier Cazzaniga (doppiati magistralmente da Pierfrancesco Favino, Neri Marcorè e Gigio Alberti), che dai loro piedistalli, da dove ne hanno viste davvero tante, commentano le sorti di un'Italia alla deriva sia dal punto di vista del paesaggio urbano che dal punto di vista morale.
Silvio Soldini torna sul grande schermo con un film che, sebbene si possa inserire nella categoria delle commedie leggere, ha nel suo DNA i cromosomi stilistici e narrativi del cinema del suo autore, un cineasta alla continua ricerca di angoli di cielo reali e surreali da cui osservare il mondo e i suoi abitanti: le città viste dall'alto, il volo sulle ali della fantasia, i problemi della vita di tutti i giorni osservati da un punto di vista più “alto”, che prova a farli sembrare minuscoli.