2 Febbraio 2012
 
 
.::Il Discorso del Re:.
 
 

Titolo originale: The King’s Speech.
Regia: Tom Hooper.
Soggetto: basato sulla storia vera di Re Giorgio VI.
Sceneggiatura: David Seidler.
Fotografia: Danny Cohen.
Montaggio: Tariq Anwar.
Musica: Alexandre Desplat.
Scenografia: Eve Stewart.
Costumi: Jenny Beavan.
Interpreti: Colin Firth (Re Giorgio VI), Geoffrey Rush (Lionel Logue), Helena Bonham Carter (Regina Elisabetta), Guy Pearce (Re Eduardo VIII), Jennifer Ehle (Myrtle Logue), Derek Jacobi (Dottor Cosmo Lang, Arcivescovo di Canterbury), Michael Gambon (Re Giorgio V), Timothy Spall (Winston Churchill), Anthony Andrews (Stanley Baldwin), Eve Best (Wallis Simpson), Dominic Applewhite (Valentine Logue), Tim Downie (Duca di Gloucester).
Produzione: See Saw Films/Bedlam Productions.
Distribuzione: Eagle Pictures.
Durata: 111'.
Origine: Gran Bretagna/Australia, 2010

 

Vincitore di quattro Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale, Il discorso del re è uno di quei rari film che riescono a essere estremamente accessibili al grande pubblico ed enormemente raffinati nella sostanza come nella confezione. Il film narra la storia vera di Albert Windsor (soprannominato Bertie) che in seguito alla morte del padre Giorgio V e alla scandalosa abdicazione del fratello Re Edoardo VIII, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VI d’Inghilterra. Bertie però soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, per questo sua moglie Elisabetta (la futura Regina madre) organizza al marito un incontro con l’eccentrico logopedista Lionel Louge. Dopo un inizio burrascoso, i due si mettono alla ricerca di un tipo di trattamento non ortodosso, ma finendo col creare un legame indissolubile. Il problema della balbuzie di Albert, metafora di un forte senso d’inadeguatezza, diventa un problema storico, poiché mai come in quel frangente l'Inghilterra si trova ad avere bisogno di un leader istituzionale che affianchi quello politico, Winston Churchill; e mai come allora, l'avvento della radio come strumento di comunicazione con il popolo, rende necessaria, per un capo di Stato, una parlantina fluida e convincente.
I due interpreti principali sono straordinari: da una parte c'è il compassato inglese Colin Firth, contratto, impacciato, fisicamente ingabbiato nei suoi limiti psicologici ed espressivi. Dall'altra c'è l'australiano Geoffrey Rush nei panni del logopedista Lionel che aiuterà il futuro re a uscire dalla sua prigione: indisciplinato e iconoclasta ma animato da quella profonda empatia che gli permette di risolvere i problemi degli altri. Tra i due nascerà un’amicizia che rimarrà tale per tutta la loro vita, nonostante la differente provenienza sociale.
Grazie ad uno script intelligente, capace di alternare storia e quotidianità dei vari personaggi, miscelando battute taglienti e ricche di humour tipicamente british, il film vola grazie ad un maestoso Colin Firth che si merita l’Oscar e gli innumerevoli altri premi ricevuti per questa interpretazione magistrale: egli dà vita a un disagio psichico e lo trasmette allo spettatore, in trepidante attesa che le sue parole escano dai microfoni inquadrati dal regista in primo piano.
Il film è un continuo racconto che parla della balbuzie accuratamente. In modo così preciso che si comprende che a sceneggiarlo non possa essere stato un “non balbuziente”. E’ infatti David Seidler lo sceneggiatore: un’infanzia di balbuzie superata e oggi vincitore di un Oscar. Una storia nella storia dunque. Seidler ricorda ancora bene il dolore che ha vissuto per la balbuzie e, nei primi anni ‘70, decise di scrivere una commedia sulla storia della balbuzie di Re Giorgio VI. Ma quando inviò una lettera alla Regina Madre per richiedere il permesso di scrivere la sceneggiatura per il marito defunto, lei lo respinse. “Non durante la mia vita“, gli rispose. “La memoria di quegli eventi è ancora troppo dolorosa“. Seidler ha deciso di aspettare. Non poteva immaginare che la Regina madre sarebbe vissuta fino alla veneranda età di 102 anni.