23 Febbraio 2012
 
 
.::Il Grinta::.
 
 

Titolo originale: True Grit
Regia: Ethan e Joel Coen
Soggetto: C. Portis
Sceneggiatura: Ethan e Joel Coen
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Ethan e Joel Coen
Musica
: Carter Burwell
Scenografia
: Ethan e Joel Coen
Costumi
: Mary Zophres
Interpreti: J. Bridges (Cogburn), M. Damon (La Boeuf), J. Brolin (Chaney), H. Steinfeld (Mattie) B. Pepper (Lucky)
Produzione: E. e J. Coen, S. Rudin, S. Spielberg
Distribuzione
: Universal Pictures
Nazionalità: USA 2010
Durata: 110’

 

Ethan e Joel Coen sono registi e sceneggiatori di un cinema dallo stile raffinato, autori di storie che spaziano dal noir alla commedia anche musicale, mutando costantemente di registro non solo fra film e film ma anche all’interno della stessa pellicola.
La loro carriera inizia nel 1984 con “Blood simple” ed comprende pellicole come “Barton Fink”, “Fargo” e “Non è paese per vecchi” che sono diventati dei classici, autentici punti di riferimento per che voglia fare del cinema.
Questa volta si cimentano con il western adattando per lo schermo il romanzo di Charles Portis “True Grit” che già aveva fornito lo spunto nel 1969 per l’omonimo film di Henry Hathaway, protagonista John Wayne che per questa interpretazione vinse l’Oscar.
Non si tratta di un remake del film ma di una rilettura del libro con significative variazioni che trasformano i protagonisti in personaggi sopra le righe e che tiene conto sia della demistificazione del genere operata negli anni 70 (con pellicole come “Piccolo grande uomo” e “Soldato blu”), sia della mutata sensibilità dopo il tramonto del sogno della nuova frontiera. Anche se non si è visto l’originale si può tranquillamente godere di questo solido western vecchio stampo attraversato da una sorniona, ma sferzante ironia tipica della scrittura della coppia di cineasti
La quattordicenne Mattie Ross (Hailee Steinfeld) ha perso di recente il padre ucciso vigliaccamente da uno sbandato col vizio del gioco e dell’alcol che dopo avergli sparato a bruciapelo è fuggito pare per unirsi ad una banda di rapinatori di treni.
Mattie è un osso particolarmente coriaceo, una ragazza davvero sorprendente che racimolerà il denaro necessario a dare una degna sepoltura al padre e ad ingaggiare un cacciatore di taglie, affinché catturi il colpevole e lo consegni alle autorità in modo che la legge possa fare il suo corso. L’uomo scelto per portare a termine l’arduo compito ad un prezzo ragionevole e all’occorrenza senza spargimenti di sangue è il Marshall Cogburn (Jeff Bridges), con una passione smodata per la bottiglia ed un pessimo carattere. Cogburn anche se riluttante alla fine accetterà l’incarico provando inutilmente a sbarazzarsi della testarda ragazzina che invece lo seguirà nella pericolosa spedizione nei territori indiani insieme al Texas Ranger LaBoeuf (Matt Damon), anch’egli in cerca dell’uomo per un omicidio commesso in Texas.
Straordinaria la giovane Steinfeld che, in scena dall’inizio alla fine, riuscirà con la sua determinazione ed ingenuità a conquistare e trasformare sia lo smaliziato e pigro relitto di un mondo che non c’è più (Bridges antieroe americano) così come il giovane e affettato personaggio di Matt Damon. Da segnalare anche le prestazioni di Josh Brolin (l’assassino) e di Barry Pepper che lascia sempre il segno nelle pellicole che interpreta.
Degne di nota sono la straordinaria fotografia di Roger Deakins e la colonna sonora di Carter Burwell.
Nessun Oscar malgrado le 10 candidature per un film che forse non è fra i migliori dei fratelli Coen ma che lascia il segno e ha raccolto 250 milioni di dollari in tutto il mondo.