6 Dicembre 2018
 
 
.::L'ora più Buia::.
 
 

Titolo originale: Darkest Hour
Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Antony Mc Carten
Fotografia: Bruno Delbonnel
Montaggio: Valerio Bonelli
Musica: dario Marianelli
Scenografia: sarah Greenwood
Costumi: Jacqueline Durran
Interpreti: Gary Oldman (Winston Churchill), Kristin Scott Thomas (Clementine Churchill), Lily James (Elizabeth Layton), Ben Mendelsohn (re Giorgio VI)
Produzione
: Tim Bevan, Lisa Bruce, Eric Fellner, Anthony McCarten, Douglas Ubanski ecc
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 125'
Origine: GB/USA, 2017

 

 Premio Oscar per la migliore interpretazione maschile 2018 a Gary Oldman per "L'ora più buia" di Joe Wright. Dopo il Golden Globe, dunque, il sessantenne attore britannico si conferma anche nella notte delle stelle nei panni di una figura difficile e spigolosa quale quella di Winston Churchill, il leader inglese vincitore della seconda guerra mondiale. Le "ore" metaforiche di questo film ce le aveva già raccontate Christopher Nolan in "Dunkirk" (forse il miglior film del 2017), ma Wright ha ambizioni diverse, confeziona un'opera più classica per far capire un momento storico e un personaggio, non ha pretese di modificare il tempo e sa utilizzare lo spazio per rendere i rapporti fra i personaggi, come nel progressivo avvicinamento tra monarca e primo ministro. Maggio 1940. Mentre le armate di Hitler dilagano per l'Europa, in Gran Bretagna si dimette il premier Chamberlain, che si è mantenuto su una linea di attendismo e diplomazia. Viene eletto Winston Churchill, poco amato dai compagni di partito e dalla monarchia. Alle sue spalle una serie di fallimenti, a cominciare dalla disfatta dei Dardanelli nella prima guerra mondiale, e ora si trova a fronteggiare una catastrofe. Più che cercare l'epos di cui si ciba abbondantemente Nolan nel film citato, il londinese Wright ("Anna Karenina" del 2012 e "Orgoglio e Pregiudizio" del 2005) nel suo illustra didatticamente il contesto, e concepisce l'opera come occasione per un virtuosistico Gary Oldman che biascica e caracolla irresistibilmente, circondato da attori tutti bravissimi. L'impostazione della pellicola segue, pur nella calibrata ridondanza delle situazioni, il filo conduttore verbale e simbolico della parola (scritta, parlata, declamata) e fa i conti con la tradizione teatrale (inquadrature fisse, luci diagonali, supremazia della recitazione) miscelata a una riflessione sul potere che assume a tratti il linguaggio narrativo tipico di molta serialità televisiva, come se Shakespeare incontrasse "House of Cards". Questa pulsione bifronte raggiunge il suo apice nella scena più enfatica del film: l'incontro in metropolitana con la gente comune che spinge Churchill a tralasciare ogni indugio e perseguire la sua idea di guerra senza sosta a Hitler, senza farsi tentare dalle sirene del compromesso. Qui il confronto fra popolo e potere si fa esplicito tingendosi di retorica, costruisce il suo climax emotivo come in un'arringa: una rappresentazione quasi romantica che, in tempi di disconoscimento del primato della politica, assume un valore assordante. Lontano dalle spiagge visionarie di Nolan , "L'ora più buia" ci porta nei labirinti del potere, nei claustrofobici corridoi del War Cabinet ove il 65enne Churchill riottosamente nominato primo ministro da Giorgio VI si tormenta cercando 'la soluzione' alla II Guerra Mondiale. Lontano dall'essere un'opera indimenticabile se non per l'interpretazione di Oldman, il film ha il pregio di esporre le contraddizioni caratteriali del premier alternando e mescolando solennità, tragedia e commedia fino all'ultima, patriottica, scena.