2 Marzo 2017
 
 
.::La Felicità è un Sistema Complesso::.
 
 
Poster del film Il racconto dei racconti

Regia e Soggetto: Gianni Zanasi
Sceneggiatura: Gianni Zanasi, Michele Pellegrini, Lorenzo Favella
Montaggio: Rita Rognoni
Musica: Niccolò Contessa
Scenografia: Roberto De Angelis
Costumi: Grazia Colombini
Interpreti: Valerio Mastandrea (Enrico Giusti), Hadas Yaron (Achinoam), Giuseppe Battiston (Carlo Bernini), Filippo De Carli (Filippo Lievi), Teco Celio (Bernini Senior), Paolo Briguglia (Matteo Borghi)
Produzione: Rita Rognoni, Beppe Caschetto per Pupkin Production/IBC Movie/ Rai Cinema
Distribuzione: Bim
Durata: 117'
Origine: Italia, 2015

 

 Qualcuno ricorderà, nella nostra rassegna 2008/09, un'inconsueta commedia italiana firmata da Gianni Zanasi, "Non pensarci", che aveva ottenuto il migliore gradimento della stagione attraverso le vostre votazioni. Dopo otto anni lo stesso regista ci riprova con un'opera, "La felicità è un sistema complesso", che annovera gli stessi protagonisti maschili più importanti e lo stesso tono da commedia simil - surreale, sospesa tra la concretezza del mondo e la leggerezza del sogno. Fin dall'inizio di questo film, che mostra sinuosi movimenti di macchina, tempi sospesi e musica costante in sottofondo, lo spettatore intuisce che non si tratta di una commedia normale, né di cinema d'autore all'europea. Piuttosto siamo dalle parti di una certa commedia 'indie' americana, con lo sguardo del regista che aderisce allo spaesamento del personaggio. Seguiamo, quindi, un racconto che procede per bizzarrie, mantenendo un tono lieve e sghembo per raccontare una storia serissima: la crisi esistenziale del protagonista che poi è quella del mondo in cui è calato e con cui non sa trovare una relazione se non attraverso le regole meccaniche del proprio mestiere. In "La felicità è un sistema complesso", Enrico (Valerio Mastandrea) è un liquidatore di società, uno che toglie le aziende dalle mani di proprietari incapaci che le porterebbero al fallimento, e le avvia a ristrutturazioni anche dolorose. Un giorno due eventi inaspettati gli cambiano la vita: l'arrivo in casa di una ragazza israeliana, mollata da suo fratello, e l'incontro con due adolescenti eredi di un'azienda, intenzionati a mantenere saldi i principi etici che governavano l'operato dei genitori. La pellicola si presenta, così, come uno di quei lavori imperfetti e toccanti, bizzarri e lontani da ogni moda, che richiedono un pizzico d'attenzione in più ma ripagano lo spettatore accompagnandolo per un pezzo dopo la visione. La storia in sé è abbastanza complicata, ma alla fine conta poco. Contano i sentimenti aggrovigliati (cioè autentici) che la accompagnano, e che il film dipana con l'ironica grazia già dimostrata in "Non pensarci". Che lavoro fa esattamente Valerio Mastandrea, 'eminenza grigia' di aziende in crisi ma anche soccorritore di fanciulle smarrite (la straordinaria israeliana Hadas Yaron, scoperta ne "La sposa promessa" di Rama Burshtein del 2012 per la quale ebbe la Coppa Volpi a Venezia), e soprattutto perché lo fa? Che cosa succede se un grande gruppo industriale finisce in mano a due fratelli giovanissimi senza nessuna voglia di diventare adulti per forza? Zanasi e i suoi eccellenti attori (tra cui Giuseppe Battiston e Teco Celio, entrambi già in "Non pensarci"), allestiscono un sorridente e a tratti esilarante 'mystery' interiore fatto di figli senza padri e buffoni senza più Re, in cui tutti prima o poi devono fare i conti con le bugie che raccontano a se stessi. Scena chiave: Mastandrea che si tuffa vestito in piscina per riconquistare l'attenzione dei padroni. Ma tutto il film è dominato da questo attore sempre più libero e sorprendente. Mentre Zanasi si conferma uno dei nostri pochi registi capaci di raccontare con finezza i gruppi, le famiglie, le società. Insiemi in cui la felicità di uno dipende da quella di tutti gli altri, anche se oggi va di moda pensare il contrario. Alla fine una pellicola quasi orgogliosa delle proprie imperfezioni, discontinua e sovraccarica ma ricca di un'energia desueta per il cinema italiano, priva di paternalismo ma felice di gettare uno sguardo dritto e fermo nel futuro, pieno di amore e di fiducia verso quei giovani abitualmente ridotti a specchi impersonali del nostro narcisismo.