21 Febbraio 2013
 
 
.::La Talpa::.
 
 

Titolo originale: Tinker, taylor, soldier, spy
Regia: Tomas Alfredson
Soggetto: tratto dal romanzo 'La talpa' di John Le Carré (ed. Mondadori)
Sceneggiatura: Bridget O'Connor, Peter Straughan
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Dino Jonsäter
Musica: Alberto Iglesias.
Interpreti: Gary Oldman (George Smiley), Kathy Burke (Connie Sachs), Benedict Cumberbatch (Peter Guillam), David Dencik (Toby Easterhase), Colin Firth (Bill Haydon), Stephen Graham (Jerry Westerby), Tom Hardy (Ricki Tarr), Ciarán Hinds (Roy Bland), John Hurt (Controllo), Toby Jones (Percy Allenine), Svetlana Khodchenkova (Irina), Simon McBurney (Oliver Lacon)
Produzione: Woking Title/Karla Films/Paradis Films/Kinowelt Fimproduktion con la partecipazione di Canal+ e Cinecinema
Distribuzione: Medusa
Durata: 127'.
Origine: Gran Bretagna, Germania 2011

 

Com’è noto John Le Carré (vero nome David Moore Cornwell) militò nel quinquennio 1959-63 nei servizi segreti britannici, e ne uscì perché bruciato da un infiltrato del KGB passato alla storia, Kim Philby. L'episodio ha rivestito importanza cruciale per lo scrittore, incidendo sulla sua visione amara di un universo spionistico, raccontato come un microcosmo di grigia routine e rarefatta ambiguità in controtendenza con il patinato mondo di James Bond proposto da Ian Fleming in quegli stessi anni. E tuttavia - in quanto metafora della condizione esistenziale dell'uomo moderno, avvolto in un'inquietante cortina fumogena d’informazioni manipolate e impossibilitato a conoscere la verità - quella visione ha colpito l'immaginazione di milioni di lettori. E lo svedese Tomas Alfredson ne ha ben compreso l'attualità quando ha accettato di portare sullo schermo "La talpa" (1974, ripubblicato ora da Mondadori).
Una spy-story di quelle ingarbugliate a tal punto che, se non siete esperti in cruciverba a schema libero, dovete spremervi un bel po' le meningi per entrare nella trama. E così che ci sono personaggi come Taylor (il Sarto), Soldier (il Soldato), Tinkler (lo Stagnaio) che sembrano uscire da "Mary Poppins". Ma sono nomi in codice.
Siamo nel 1974, in piena Guerra Fredda: il protagonista è George Smiley, ex agente dell'Intelligence Service britannico incaricato di scoprire chi è la talpa che collabora con i servizi segreti sovietici compromettendo il lavoro dei colleghi. Sarà un percorso irto di pericoli, di sofferenze e d’inevitabili vittime. La talpa però non agisce da sola.
La formula di Alfredson è quella di "Lasciami entrare", logica antispettacolare, narrazione organizzata da ellissi sottilmente illuminanti, rigetto della spiegazione, cura minuziosa per il dettaglio rilevatore. Cinema di genere, privato degli automatismi inebetenti dello spettacolo: il meccanismo dell'indagine diviene gentile e implacabile scavo psicologico, dietro le maschere s’intuiscono abissi di verità non dette. Un cinema che, finalmente, domanda all'intelletto dello spettatore, gli chiede di orientarsi tra le dimensioni temporali della narrazione e di colmare i vuoti di senso.
"La talpa" mette insieme Gary Oldman, amato soprattutto come Sirius Black nella saga di "Harry Potter", l'ultrapremiato re balbuziente Colin Firth e una serie di altri eccellenti attori tra cui il rugosissimo John Hurt, nel ruolo di Control, il capo silurato degli agenti.
La nostalgia è l’altro grande tema del film: nella Guerra Fredda ogni certezza è stata infettata dal dubbio, tutto è grigio e l'integrità è ormai storia vecchia. Tutti i protagonisti rimpiangono l’epoca del secondo conflitto mondiale, quando ogni schieramento era chiarissimo.
Centoventisette minuti di soffiate, manipolazioni, giochi e doppi giochi in una pellicola così classica come non se ne facevano più. Nell’era moderna in cui tutto è frenetico, i registi si preoccupano di tagliare con l’accetta i dialoghi, posizionare tante macchine da presa ad ogni angolo del set e fare saltare gli spettatori dalla poltrona ogni cinque minuti. Al contrario questo film è una spy story più mentale che fisica, impostata esattamente come una partita a scacchi. L’assalto allo scacco matto arriva nel finale, ma niente a che vedere con sparatorie o esplosioni, piuttosto una resa dei conti in cui non c'è nessun vincitore.
Un cinema di spie a passo ridotto, malinconico ma con stile, con un macchinoso meccanismo narrativo, atmosfere e sospetti in grigio talpa, ma con cast virile e sontuosamente espressivo che insegue un cinema di emozioni sotterranee. Se la riconoscete, non dite chi è la talpa.