27 Aprile 2017
 
 
.::Le Ricette della Signora Toku::.
 
 
Poster del film Il racconto dei racconti

Titolo originale: An
Regia: Naomi Kawase
Sceneggiatura: Naomi Kawase
Interpreti: Kirin Kiki (Toku), Masatoshi Nagase (Santaro), Kyara Uchida (Wakana)
Fotografia: Shigeki Akiyama
Montaggio: Tina Baz
Musica: David Hadjadj
Distribuzione: Cinema di Valerio De Paolis
Durata: 113’
Origine: Giappone
Uscita: 2015

 

E’ un piccolo colpo al cuore quello sferrato dalla regista giapponese Naomi Kawase: il suo nuovo film, a un anno di distanza da Still the Water, che aveva rischiato di vincere premi importanti a Cannes, è un gioiello, forse la sua opera migliore: racconta il rapporto tra il proprietario di un chioschetto di dolci tipici giapponesi (i dorayaki, che si gustano insieme all'an, ovvero la marmellata di fagioli) e una vecchietta malandata, ma cuoca eccellente nella preparazione di quei dolci e disperatamente desiderosa di lavoro e contatto umano. Un rapporto che la scoperta del passato della signora renderà ancora più stretto.
Le ricette della signora Toku della regista Naomi Kawase è molto più che un film sulla cucina, è un film sull'attesa, sulla capacità di aprirsi agli altri, sul superamento delle proprie paure e dei propri pregiudizi, un approccio alla vita che passa attraverso il gusto, la preparazione del cibo, le tradizioni familiari e culturali che si tramandano di generazione in generazione. Tratto dal romanzo di Durian Sukegawa, racconta l'incontro di tre solitudini: la signora che dà il nome al film e che, costretta giovanissima alla quarantena per una malattia, ancora oggi (anni dopo la sua guarigione) vive in una sorta di sanatorio dove sono confinati tutti coloro che la malattia ha deturpato; Santaro, il pasticcere che non ama i dolci e il cui sguardo triste è stato per la signora Toku una sorta di richiamo; infine la giovane studentessa Wakana, che non va d'accordo con la madre e ha un'unica compagnia, quella del suo canarino. Queste tre anime, appartenenti a tre generazioni diverse, si incontrano nel piccolo negozio di dolci, dove, grazie alle sapienti mani di Toku, l'attività comincia a prosperare, anche se i pregiudizi di persone ignoranti metteranno in crisi questa nuova comunità. “I tre protagonisti si rendono conto che nessuno può vivere da solo - dice la regista - ciascuno di noi sperimenta qualche insuccesso nella vita: a volte questi fallimenti possono imprimere una svolta drammatica alla nostra esistenza, ma anche in questo caso ognuno di noi possiede sempre la forza per continuare a vivere in qualunque condizione. E' una forza innata della natura.”
Kawase guarda al cinema classico del Sol Levante, agli insegnamenti di Ozu, e realizza così una commovente riflessione sulla vecchiaia e l’avvicinamento alla morte, ma anche su quanto il progresso civile e sociale possa essere direttamente proporzionale al regresso umano: la regista mostra una vicinanza ai suoi personaggi stupefacente, che si amplia fino a diventare empatia, prima con le materie prime necessarie per la preparazione dei dolci (l’an che dà il titolo originale al film) e poi con la natura. Forte di una straordinaria delicatezza di respiro, riesce a tirare fuori dagli attori, Kirin Kiki in primis, una verità sorprendente. E dagli spettatori più di una lacrima sincera.