9 Febbraio 2017
 
 
.::Lo chiamavano Jeeg Robot::.
 
 
Poster del film Il racconto dei racconti

Regia: Gabriele Mainetti
Soggetto: Nicola Guaglianone
Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Menotti
Fotografia: Michele D'Attanasio
Montaggio: Andrea Maguolo
Musica: Gabriele Mainetti, Michele Braga
Scenografia: Massimiliano Sturiale
Costumi: Mary Montalto
Interpreti: Claudio Santamaria (Enzo Ceccotti), Luca Marinelli (lo Zingaro), Ilenia Pastorelli (Alessia), Stefano Ambrogi (Sergio), Maurizio Tesei (Il Biondo)
Produzione: Giuseppe Giglietti, Jacopo Saraceni per Good Films/Rai Cinema
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 118'
Origine: Italia, 2015.

 

 Ecco la sorpresa cinematografica della passata stagione che insieme a "Perfetti sconosciuti" di Paolo Genovese ha fatto man bassa di David di Donatello nello scorso giugno. Gabriele Mainetti, trentanove anni, ha un background anomalo per il nostro cinema, "Lo chiamavano Jeeg Robot", suo esordio dopo due ottimi corti, "Basette" e "Tiger Boy", dopo il successo alla Festa del cinema di Roma, arriva in sala in Italia il 25 febbraio scorso distribuito dalla Lucky Red. Girare un film di supereroi nella periferia romana di Tor Bella Monaca sembrava una scommessa folle, invece Mainetti ha fatto centro. Il film racconta la trasformazione di un ladruncolo borgataro, Enzo Ceccotti (l'ottimo Claudio Santamaria) che tuffandosi nel Tevere per sfuggire all'inseguimento di un poliziotto finisce tra alcuni misteriosi fusti radioattivi che lo trasformano in un supereroe: scoprirà di essere praticamente invulnerabile (la sua pelle si rimargina da sola) e soprattutto di essere dotato di una forza straordinaria. Quello che gli manca, e che fa l'originalità del film, è una superintelligenza o comunque la capacità di comportarsi come siamo abituati a veder fare i supereroi di Hollywood. Ma come in ogni storia di supereroi, la strada per arrivare alla consapevolezza dei propri poteri e, ancor più difficile, della propria missione, è lunga e costellata di pericoli, tentazioni, battute d'arresto. Snodo essenziale è la figura femminile altrettanto sui generis come Alessia (l'esordiente Ilenia Pastorelli vista in qualche 'Grande Fratello'), una ragazza bella e attraente, figlia di una specie di socio in affari di Enzo. Alessia è affezionata più di ogni altra cosa al suo lettore dvd portatile sul quale guarda fino allo sfinimento la prima puntata della serie tv anni '80 Jeeg Robot. E' proprio Alessia col suo linguaggio ammiccante e un pò bambinesco a iniziare Enzo ai segreti di questa saga a fumetti tanto famosa. La ragazza è convinta di vivere dentro quel cartone, si convince che Enzo sia Jeeg Robot in persona: "Salvali tutti" - gli dice - è per questo che hai i poteri. Se una giovane senza futuro ha un cuore così grande da convincersi che devi salvare l'umanità lo capisci che è più facile salvare l'umanità che lei. Ma ci provi. Chi è che mette in pericolo l'umanità? Lo Zingaro (Luca Marinelli) un signor nessuno della mala che, dopo aver provato con lo spettacolo (un tragico transito a 'Buona Domenica') aspira a fare il grande botto 'ce vojo finì anch'io su you tube'. Talento, furbizia e prospettive ecco le caratteristiche di quest'opera prima che ha la qualità di non occupasi di una storia già vista: ci sono rimandi, citazioni, un modo di girare che ricorda - poco o tanto - altri film, ma alla base scopriamo la capacità fondamentale di reinventare e soprattutto di adattare la trama alla realtà italiana odierna. Una storia impossibile che diventa credibile e personaggi che restano, dall'inizio alla fine, coerenti. Se ci pensiamo qualcosa del genere ce lo diceva già tanti anni fa "Accattone" di Pier Paolo Pasolini, che molti videro come la definitiva fine del mostro sacro dell'epoca: il Neorealismo cinematografico italiano. In cui tutto aveva inizio con un altro tuffo catartico nel Biondo Tevere del protagonista, Vittorio Cataldi (Franco Citti del 1961) detto Accattone.