23 Febbraio 2017
 
 
.::Neruda::.
 
 
Poster del film Il racconto dei racconti

Titolo originale: Neruda
Regia: Pablo Larraìn
Sceneggiatura
: Guillermo Calderòn
Interpreti: Luis Gnecco (Pablo Neruda), Gael Garcia Bernal (Oscar Peluchoneau), Alfredo Castro (Gabriel Gonzàlez Videla), Mercedes Moran (Delia del Carril)
Montaggio: Hervé Schneid
Suono: Sebastian Esquivel, Ivo Moraga
Distribuzione: Good Films
Durata: 107’
Origine
: Argentina, Cile, Spagna
Uscita
: 13.10.2016

 

 

"Neruda” di Pablo Larraìn è stato presentato allo scorso Festival di Cannes, nella sezione “Quinzaine des réalisateurs”.
La figura del poeta viene esaminata in uno dei momenti più complicati della sua vita: il biennio 1948-1949, ovvero i tredici mesi durante i quali l’autore dovette fuggire a seguito dell’emissione di un ordine di arresto.
Dopo aver descritto i mali della Chiesa in “Il Club”, Larraìn torna a raccontare gli anni difficili della storia cilena. Se in “Tony Manero” e in “No – I giorni dell‘arcobaleno” (proiettato nella nostra rassegna di qualche anno fa) il punto focale era rappresentato dalla dittatura di Pinochet, in questo nuovo film il regista descrive un altro periodo buio della storia contemporanea: la presidenza di Videla e la conseguente svolta autoritaria.
Siamo nel Cile del 1948. Videla, eletto grazie ai voti della sinistra, aderisce alla politica statunitense mettendo al bando il comunismo. Pablo Neruda, massima personalità artistica del Paese, si dimostra sin da subito contrario a questa svolta autoritaria, fino a diventare l’avversario principale del nascente regime. Il poeta sceglie allora l'esilio, per evitare il carcere: per fuggire deve però fare i conti con Peluchoneau, l'ispettore di polizia che sta alle sue calcagna, interpretato da un bravissimo Gael Garcia Bernal (attore feticcio di Larraìn).
La storia cilena, nelle mani del regista, diventa il corollario di una serie di temi di valenza universale: libertà e giustizia, democrazia e totalitarismo, crudeltà del regime e sofferenza del popolo vengono passati al setaccio, vagliati, sviscerati fino in fondo. Pablo Larraìn riesce così nell’intento di rivitalizzare il cinema a tema politico – dato un po’ troppo precipitosamente per estinto - considerato nel senso più elevato del termine.
Il film che ne scaturisce può essere definito – come ha affermato qualche critico - tre volte “po”: poetico, politico e poliziesco allo stesso tempo. Neruda viene descritto in maniera esemplare nel suo modo di essere - borghese e progressista allo stesso tempo - ed in tutta la sua splendida genialità.
Quest’opera sarà sicuramente apprezzata da tutti coloro che amano la poesia e lo stile meraviglioso del grande autore cileno, in cui la sceneggiatura di Guillermo Caldéron trova profonda ispirazione. Ma piacerà pure a coloro che amano i film riflessivi: quelle vicende in cui succede poco in termini di azione ma moltissimo all’interno di quei meccanismi che giungono a stimolare la mente, l’anima ed il cuore.
Perché, in fondo: “Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”.