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26/04           NON UNO DI MENO

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SCHEDA

Titolo originale: Yi ge dou bu neng shao. Regia: Zhang Yimou. Sceneggiatura: Shi Xiangsheng. Fotografia: Hou Yong. Montaggio: Zhai Ru. Musica: San Bao. Scenografia: Cao Jiuping. Costumi: Dong Huamiao. Interpreti: Wei Minzhi studentessa di scuola media del villaggio di Zhenling-bao (Wei Minzhi), Zhang Huike, alunno della scuola elementare del villaggio di Toubao-zi (Zhang Huike), Tian Zhenda, sindaco del villaggio di Shuiquan (Tian Zhenda). Produzione: Shao Yu per Guanxi Film ecc. Distribuzione: Columbia Tri Star. Durata: 100’. Origine: Cina 1998.

     Regista scomodo e spesso ‘eretico’ rispetto al regime del suo Paese, dopo essersi affermato negli anni’90 con opere importanti come “Lanterne Rosse”, “Ju Du” e “Vivere”, avevamo lasciato il più affermato cineasta cinese in Occidente, Zhang Yimou, con il suo problematico “Keep Cool” (nel nostro cartellone due stagioni fa), per ritrovarlo ora con il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia ’99: “Non uno di Meno”. Ci troviamo nella Cina rurale di oggi, dopo tutte le rivoluzioni e molto vicino alla globalizzazione, il Maestro Gao deve assentarsi per un mese dalla sua scuoletta di campagna. Decide così di lasciare a Wei Minzhi, ragazzina tredicenne vispa ma priva di esperienza, il compito di occuparsi del ragazzini badando bene di non perderne nemmeno uno!….nel senso che noi definiremmo della ‘dispersione scolastica’, fenomeno che evidentemente affligge anche la scuola dell’estremo oriente oltre che la nostra. Ecco la ragione del titolo della pellicola, “Non uno di meno”, guai a perdere un solo studente! Questa l’onerosa consegna che l’energica ragazzina si dispone a rispettare. A sette anni di distanza da “Storia di Qui Ju”, un altro Leone d’oro veneziano e un’altra storia “neorealista” incapsulata nella filmografia di un maestro dal grande formalismo, Zhang ritorna apparentemente allo stesso mondo ma con un’ottica che sa di “Keep Cool”. Insomma la Cina è vicina o quanto meno è cambiata, si è avvicinata all’Occidente e ai suoi non si sa quanto apprezzabili modelli, o quanto meno ai simboli più banali dell’Occidente. E’ un  film, questo, che nella sua grazia divertita sembra trasudare, comunque, riconciliazione e pace, forse anche ambiguità, come se Zhang fosse stanco di provocare e pungere come il suo solito, pago di raccontare un aneddoto divertente e vagamente deamicisiano. La piccola maestrina di Chichen che, avendo ‘perso’ uno studente recatosi in città per lavorare, riesce testardamente a ritrovarlo e dopo Varie peripezie a ricondurlo allo studio. Diversamente che per “Storia di Qui Ju”  in quest’opera Zhang ha scelto i suoi interpreti secondo le regole del neorealismo a cui dice di ispirarsi: Tutti conservano il loro vero nome anche nella finzione e ripetono sullo schermo la loro vera funzione. Così la protagonista è una vera studentessa tredicenne, il Sindaco del piccolo centro è il vero Sindaco, il maestro è un vero maestro, come l’annunciatore, il funzionario televisivo ecc. ripetono sullo schermo le occupazioni della vita. Un discorso a parte merita la ‘maestrina’ in erba che resta un personaggio stupendo, un cane da guardia delle cose che veramente importano, che non si arrende mai; talvolta può essere sconfitta ma il fatto che non molla un momento la presa nei confronti di tutti gli ostacoli che incontra ne fa un’eroina da prendere a modello. Un’eroina-bambina, a metà strada fra la Cina antica e rurale della tradizione  e quella che deve fare i conti con le ‘sirene’ (esemplare è il caso della Coca Cola!) e le difficoltà dei nostri tempi. Una persona “realista” e sognatrice ad un tempo, nutrita di coraggio e capace di straordinaria iniziativa!

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