9 Febbraio 2012
 
 
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Titolo originale: Offside.
Regia: Jafar Panahi.
Soggetto: Jafar Panahi, Shadmehr Rastin.
Sceneggiatura: Jafar Panahi, Shadmehr Rastin.
Fotografia: Mahmoud Kalari.
Montaggio: Jafar Panahi.
Musica: Korosh Bozorgpour.
Scenografia: Iraj Raminfar.
Costumi: Viorica Petrovici, Maira Ramedhan Lévi.
Interpreti: Sima Mobarak Shahi (Erstes Madchen), Safar Samandar (Soldato), Shayesteh Irani (Rauchendes Madchen), M. Kheyrabadi (Soldato), Ida Sadeghi (Giocatrice Di Calcio), Golnaz Farmani (Donna Con Schador), Mahnaz Zabihi, Nazanin Sedighzadeh (Junges Madchen), M. Kheymed Kabood, Mohsen Tanabandeh (Venditore Di Biglietti), Reza Farhadi, M.R. Gharadaghi, Mohammad Mokhtar Azad (Haji), Al Baradari (Passeggero Bus).
Produzione: Jafar Panahi.
Distribuzione: Bolero Film.
Durata: 88'.
Origine: Iran, 2006.

 

Vincitore dell’Orso d’Argento al Festival Internazionale del Cinema di Berlino nel 2006, Offside è un piccolo gioiello arrivato nelle sale italiane con cinque anni di ritardo. Il film narra la storia di un gruppo di ragazze iraniane con la passione per il calcio a cui una norma vieta l’ingresso allo stadio col pretesto che gli spettatori uomini imprecano e bestemmiano e ciò non è bene per le orecchie femminili. Allora, nel giorno della partita di qualificazione ai mondiali di calcio tra Iran e Bahrain, per riuscire a introdursi tra gli spalti e godersi la partita dal vivo, le ragazze escogitano travestimenti e sotterfugi d’ogni sorta. Ad alcune capita, però, di essere riconosciute, e così le protagoniste del film vengono una a una trattenute dalle guardie e costrette per tutta la durata del match in un recinto improvvisato poco al di fuori delle gradinate dello stadio. Seguendo il vociare del pubblico, le reazioni alle dinamiche del campo che in pratica non vedremo mai, le malcapitate si devono accontentare di mimare tra loro alcune azioni di partite memorabili, intavolando discussioni da bar sport e affidandosi al maldestro e inventivo commento in diretta di una delle guardie.
Dal perimetro in cui sono confinate, le prigioniere giocano la loro partita col potere che le opprime e le umilia provocando ma anche ricercando un confronto con i carcerieri. A queste scaltre ragazze bastano allora alcune semplici domande (perché alle giapponesi che arrivarono a Teheran per Iran - Giappone fu concesso di seguire la partita?) per rivelare ai giovani e sprovveduti soldati che le sorvegliano la loro comune oppressione e l’assurdità delle regole che gli uni, usati dal potere come burattini, sono costretti a far rispettare alle altre.
Il regista, ora incarcerato dal regime a causa della sua attività artistica (condannato a sei anni di reclusione, gli viene inoltre preclusa la possibilità di dirigere, scrivere e produrre film, viaggiare e rilasciare interviste sia all'estero sia all'interno dell'Iran per venti anni) ha potuto realizzare questo lavoro rifilando astutamente alla commissione di vigilanza una falsa sceneggiatura. Il film è girato nel giorno stesso della partita così da poter cogliere l’atmosfera autentica del match e risparmiare su una messa in scena che comunque non patisce gli scarsi mezzi a disposizione. Il cast di non professionisti è splendido e queste giovani travestite sono davvero strane creature che osano con creatività e irriverenza come vere artiste drag, però loro malgrado. Infatti, la differenza tra loro e delle drag queen occidentali è che se questi ultimi utilizzano il travestimento come piacere, talvolta pericoloso ma comunque liberamente scelto, che permette di giocare con l’ordine simbolico dei generi svelando che mascolinità e femminilità sono costruzioni e quotidiane messe in scena, qui il travestimento è la sola possibilità data e per alcune è addirittura umiliante.
Panahi ha saputo articolare e sviluppare una storia fatta di confronti serrati e scene collettive, di momenti ironici e altri drammatici, mentre sullo sfondo si svolgeva un'altra storia, quella della partita che, per la cronaca, fu vinta dall'Iran 1 a 0.