7 Marzo 2019
 
 
.::Parigi a Piedi Nudi::.
 
 

Titolo originale: Paris pieds nus
Regia: Dominique Abel, Fiona Gordon
Soggetto: Dominique Abel, Fiona Gordon
Sceneggiatura: Dominique Abel, Fiona Gordon
Fotografia: Claire Childéric, Jean-Christophe Leforestier
Montaggio: Sandrine Deegen
Interpreti: Dominique Abel (Dom), Fiona Gordon (Fiona), Emmanuelle Riva (Martha), Pierre Richard (Duncan), Frédéric Meert (Bob)
Produzione: Courage Mon Amour, Moteur S'il Vous Plaît, CG Cinéma
Distribuzione: Academy Two (2018)
Durata: 84'
Origine: Francia/Belgio, 2015

 

L'allampanata Fiona arriva a Parigi dal gelido Canada, alla ricerca dell' anziana zia Martha, una ex ballerina che vive nella capitale francese da quarant’ anni e dalla quale ha ricevuto una lettera in cui le chiede aiuto: la donna infatti si nasconde per non essere mandata in casa di riposo. Inizia così una ricerca che sembra girare in tondo e al cui interno si inserisce Dom, un vagabondo che si innamora di Fiona dopo averne ritrovato lo zaino, affondato nella Senna.
Parigi a piedi nudi, quinto lungometraggio di Fiona Gordon e Dominique Abel, una coppia (nella vita privata, oltre che nel lavoro) di artisti sessantenni – lei canadese, lui belga – che si rifanno alla tradizione della clownerie, è il primo che dirigono da soli e l' unico, per ora, che arriva nelle nostre sale. Ed è una bella scoperta, leggera e divertente, che riporta sugli schermi una commedia fisica e a tratti cartoonesca, dove lei, così buffa per il suo aspetto goffo, ricorda la mitica Olivia di Braccio di Ferro. Ed è indubbiamente un film insolito, di una poesia surreale, che omaggia il maestro Jacques Tati e le stelle del cinema comico muto, senza dimenticare il musical e registi contemporanei come Wes Anderson.
La zitella bibliotecaria col suo stentato francese e l' eloquente clochard, un po' ladro ma galante come Arséne Lupin e impeccabile danseur, sono i due bizzarri outsider destinati a vivere la loro storia in vari luoghi della città: l' Isola dei Cigni con la replica della Statua della Libertà, il Quartiere Latino, il cimitero del Pére-Lachaise, i ponti sulla Senna e le sue banchine, fino alla torre Eiffel, dove si arrampicano in una bella sequenza alla Buster Keaton. Si incontrano, si perdono, si ritrovano mentre cercano altro, perdono e trovano qualcosa.
A distinguere i protagonisti dai loro alti modelli comici è il fatto di affrontare temi seri come l' amore, il sesso, la vecchiaia e la morte, filo conduttore di una storia che li declina tra una gag e l' altra, riportandoli ai fenomeni naturali che sono e ridicolizzando i rituali sociali che li accompagnano. E' esemplare in questo senso tutta la sequenza al cimitero, a partire dalla solenne orazione funebre di Dom: le parole che ricordano le doti e i lati positivi del caro estinto vengono ribaltate in un' invettiva improvvisata, che potrebbe essere adatta a chiunque, un crescendo che nessuno interrompe se non per osservare, alla fine dell' appassionato e furioso discorso, che non si conosce mai veramente qualcuno.
Alle molte gag e ai virtuosismi che i clown si riservano nel loro teatrino (non perdetevi l’ irresistibile scena del tango sul barcone-ristorante!), fa da contraltare nella sua ultima apparizione un' attrice splendida come Emmanuelle Riva (diva di Hiroshima mon amour, candidata all’ Oscar nel 2013 per Amour di Haneke), già ammalata ai tempi delle riprese: con la sua risata argentina e la vitalità birichina di un' adolescente nel corpo di una minuta signora ultraottantenne, interpreta il ruolo della zia con palese divertimento, avvicinandosi con danzante leggerezza ad un addio alle scene e alla vita appropriato per una donna anticonformista come lei.