10 Gennaio 2013
 
 
.::Reality::.
 
 

Regia: Matteo Garrone
Soggetto: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Maurizio Braucci, Ugo Chiti
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Marco Spoletini
Musica: Alexandre Desplat
Scenografia: Paolo Bonfini
Costumi: Maurizio Millenotti
Interpreti: Aniello Arena (Luciano), Loredana Simioli (Maria), Nando Paone (Michele), Graziella Marina (Mamma Luciano), Nello Iorio (Massimone), Nunzia Schiano (Zia Nunzia), Rosaria D’Urso (Zia Rosaria)
Produzione: Domenico Procacci e Matteo Garrone
Distribuzione: 01
Durata: 115'
Origine: Italia, 2012.

 

Reality, ultima fatica di Matteo Garrone, è uscito a quattro anni di distanza dal sorprendente Gomorra (dal libro di Roberto Saviano), che ha aperto la nostra rassegna nella stagione 2008/2009.
«Il successo può provocare una catastrofe, cioè un film sbagliato, nato da un nuovo assurdo senso di onnipotenza», ha affermato il regista: proprio per questo ha aspettato tanto prima di rimettersi al lavoro. Lui però non si è montato per niente la testa e Reality è un bel film che è capace di riallacciarsi con garbo e finezza alla grande commedia all'italiana del passato, pur mantenendo intatte le sue caratteristiche di attualità.
Il protagonista, Luciano Ciotola, vive a Napoli in un palazzo fatiscente, con moglie, figli ed uno stuolo di parenti. Gestisce una pescheria e, parallelamente, manda avanti un traffico illegale di prodotti per la casa automatizzati. Luciano ha però una vocazione per l'esibizione spettacolare e il giorno in cui i familiari lo sollecitano a partecipare a un casting de ¨”Il Grande Fratello” non si tira certo indietro. Entra così in una spirale di attese che trasformerà completamente la sua vita.
Il prologo è folgorante e contiene una citazione “felliniana” che condensa in pochi minuti mezzo secolo di storia. L’elicottero della Dolce vita vola ancora in alto, ma non trasporta più la statua del Redentore sopra la città santa: trasporta invece un povero diavolo che “è rimasto sedici giorni nella casa del Grande Fratello”. Dunque è diventato un idolo, una sorta di semidio: il simbolo vivente di una religione scesa definitivamente dal cielo per trasferirsi nell’etere.
Attraverso le vicende di Luciano (uno straordinario Aniello Arena) Garrone non ci racconta solo Napoli. Gira in una città che ormai conosce come le sue tasche e che gli offre un ritmo recitativo che sarebbe difficile trovare altrove, ma ci offre anche un doloroso spaccato dell’intero paese. Sarebbe facile definire Luciano, sua moglie Maria, le zie Nunzia e Rosaria e tutte le altre figure di contorno come personaggi che sarebbero sicuramente piaciuti a Eduardo ma qui si va ben oltre. Pirandello, con il suo confine labile tra ragione e follia, arriva a sposarsi perfettamente con George Orwell che, dopo lunga attesa, vede riscattare il titolo del suo romanzo grazie all'ossessione che si impossessa del protagonista.
Matteo Garrone, dopo il successo planetario di Gomorra, sembra quindi voler mutare la propria rotta e cambiare completamente registro, avviandosi sull’impervio territorio della commedia. È sicuramente così dal punto di vista della forma, ma su quello del contenuto più profondo “Reality” merita una lettura completamente diversa. Anche se potrebbe sembrare impossibile, il nuovo film di Garrone è ancora più tragico del suo predecessore. Infatti, se la camorra è un fenomeno delinquenziale nei confronti del quale, col passare del tempo, la società civile ha prodotto i necessari anticorpi non altrettanto è avvenuto nei confronti dei reality. Siamo di fronte a una distorsione della percezione del reale che ha contaminato ed infettato una vasta fascia della cosiddetta ‘audience' (specialmente quella giovanile). E non importa affatto se in questo periodo le trasmissioni come quella oggetto del film stanno subendo notevoli cali di ascolto: ciò che conta è che il seme è stato deposto e le sue radici sono ben salde.