7 Febbraio 2013
 
 
.::Romanzo di una Strage::.
 
 

Regia: Marco Tullio Giordana
Soggetto: dal libro di Paolo Cucchiarelli 'Il segreto di piazza Fontana
Sceneggiatura: M.T.Giordana, Sandro Petraglia, Stefanoi Rulli
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Francesca Calvelli
Musica: Franco Piersanti
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Francesca Sartori
Interpreti: Valerio Mastandrea (Luigi Calabresi), Pierfrancesco Favino (Giuseppe Pinelli), Michela Cescon (Licia Pinelli), Laura Chiatti (Gemma Calabresi), Fabrizio Gifuni (Aldo Moro), Luigi Lo Cascio (giudice Ugo Paolini), Omero Antonutti (Presidente Giuseppe Saragat)
Distribuzione: 01
Durata: 129'
Origine: Italia/Francia, 2012.

 

 Dalla premiata ditta Marco Tullio Giordana, Sandro Petraglia e Stefano Rulli ("I Cento passi" compreso nella nostra stagione 2000/01 e "La Meglio Gioventu") l'ultima controversa opera su uno snodo storico fondamentale nella nostra storia recente: la strage di Piazza Fontana. Basato su una minuziosa ricostruzione dei fatti (nonché sul libro di Paolo Cucchiarelli 'Il segreto di Piazza Fontana' Ponte alle grazie), il film narra il contesto e le conseguenze della bomba esplosa alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, che causò 17 vittime e un'ottantina di feriti, inaugurando la cosiddetta "strategia della tensione". La bomba, considerata inizialmente di matrice anarchica, finì invece per rivelarsi, tra mille ostacoli e depistaggi, di matrice neofascista. Figure centrali del racconto sono quelle dell'anarchico Giuseppe Pinelli, che precipitò morendo dal quarto piano della Questura di Milano in circostanze mai veramente chiarite, e del commissario della squadra politica Luigi Calabresi, al quale fu addebitata la responsabilità morale del terribile episodio. Calabresi proseguì per proprio conto le indagini sull'evento finché non venne assassinato nel 1972. Quel pomeriggio del 12 dicembre 1969 che ha cambiato per l'Italia c'era anche Marco Tullio Giordana in piazza Fontana, uno dei tanti studenti sul tram che porta alla statale. Un boato, i vetri saltati, i biglietti per aria come coriandoli e la vita di tutti i giorni precipitata in un secondo nell'incubo. La scena autobiografica del tram è per paradosso la più genialmente visionaria del film. Soltanto Leone, Coppola o Scorsese sarebbero riusciti in una sola immagine a racchiudere i significati di un evento epocale. "Romanzo di una strage" è un film concepito nella dimensione del dopo, un film postumo, dove tutto è ormai accaduto e si è consumato in un Paese orribilmente sporco, un Paese mancato dove i colpevoli delle stragi - di piazza Fontana come di piazza della Loggia - vengono regolarmente lasciati a piede libero per l'assenza di quelle prove che una parte dello Stato italiano ha efficientemente provveduto a cancellare. L'opera di Giordana, con qualche fatica e molte esemplificazioni didattiche, tenta d riunire i brandelli di un'esemplare tragedia italiana - dove stato e criminalità sono due termini "siamesi" - per arrivare ai contorni di una verità sommersa in una melma magmatica di depistaggi, tradimenti, mistificazioni, omissis, congiure, complotti, dove la violenza si confonde alla lentezza paludosa della burocrazia in un unico disegno strategico e con il corollario di una lunga catena di omicidi e "suicidi". Il tutto "condito" con un cast strepitoso che raccoglie la meglio gioventù di tre generazioni, da Omero Antonutti nella parte di Saragat a Favino e Mastandrea (Pinelli e il commissario Calabresi), a Gifuni e Lo Cascio (Aldo Moro e il giudice Paolillo), fino ai giovani e sorprendenti Freda e Ventura, Giorgio Marchesi e Denis Fasolo. Senza nulla togliere, però, ad un'opera coraggiosa (mai nessuna prima) e personalissima dell'autore stupisce un po’ la scelta di estendere il mistero ai fatti storici. Se è vero che i colpevoli sono rimasti impuniti e i processi si sono conclusi con la vergognosa richiesta di risarcimento ai parenti delle vittime, è falso però che non si sino chiarite le responsabilità. A mettere le bombe (ultima sentenza del 2005!) sono stati gli estremisti di Destra Franco Freda e Giovanni Ventura, con la regia dei servizi segreti italiani e americani, in vista di un golpe fascista che si sarebbe realizzato se la sinistra avesse vinto le elezioni, come avvenne poi nel Cile di Allende nel 1973.