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18/1     ROSETTA

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SCHEDA
Regia e sceneggiatura: Luc e Jean pierre Dardenne. Fotografia: Alain Marcoen. Montaggio:Marei-Hélène Dozo. Scenografia: Igor Gabriel. Costumi: Monic Parelle. Interpreti: Emilie Dequenne (Rosetta), Fabrizio Rongione (Riquet). Produzione: Lue Jean Pierre Dardenne per les films du fleuve ecc. Distribuzione: Key films. Durata: 91’. Origine: Belgio/Francia 1999.
         Nel Belgio ha dato il nome  a un piano di interventi in favore dell’occupazione giovanile; in Francia ha messo a disagio la sinistra, impegnata, mentre circolava la pellicola nelle sale, in un dibattito sull’emarginazione sociale; al Festival di Cannes ’99 ha provocato, vincendo la Palma d’oro ed il premio per la migliore interpretazione femminile, le proteste scandalizzate di buona parte della critica internazionale; in diversi paesi d’Europa ha sollecitato dibattiti e commenti autorevoli sulle prime pagine dei più importanti quotidiani. Insomma  “Rosetta”, il film dei fratelli Luc e Jean Pierre Dardenne, non appartiene al consolidato filone dell’ovattato cinema medio americano che spadroneggia nelle sale di tutta Europa, rassicurante, furbo, tutt’al più intelligente. La ragazza che dà il nome all’opera è una disperata guerrigliera della disoccupazione nel Belgio di oggi, ma ben lungi dal voler rappresentare una qualunque denuncia socio-politica o proporre letture intellettualistiche impegnate in chiave sociologica. Rosetta non è nulla di più che un corpo sullo schermo: niente storia, nessun beckground storico-sociale messo in scena, nessuna relazione con un’attualità che fa cronaca. Qui non si parla della vicenda di Rosetta ma direttamente della persona, del suo quotidiano vivere: fatto di gesti, d’espressioni, di azioni che rispondono ad un ambiente; qui sta tutto il soggetto e la trama del film! La luce è quella grigia e piatta del Nord, i rumori invadenti, la macchina da presa all’inseguimento ossessivo della protagonista, mobile, incalzante nei confronti di Emilie Dequenne (La protagonista, praticamente una sconosciuta) e il suo tragico facciotto adolescenziale, spiandone i rossori da giovinezza e da freddo, registrandone le silenziose rabbie e le primordiali paure. Come già avveniva per “Germania anno zero” di Roberto Rossellini, anche qui il reale, fin nelle sue implicazioni storiche, non è una categoria che inquadra la visione dall’esterno, bensì il risultato di un’indagine condotta attraverso il corpo di un personaggio inserito in un determinato ambiente. Già tre anni fa i Dardenne con “La Promesse”, lungometraggio molto amato da Nanni Moretti che lo aveva tenuto per mesi in cartellone del suo “Nuovo Sacher” romano, ci avevano fatto capire di quale pasta fosse la loro ispirazione cinematografica. Ora, con quest’opera, convincono ancor di più proprio in virtù dello stile che il film adotta: né semplice documentario, né solo denuncia, né pura provocazione! Rosetta non emerge da qualche cronaca urbana. Non è modello stampato sul reale, né esempio di una categoria statisticamente emergente. Anzi, tutto in lei si allontana dalla norma, dalla media comune, sulla quale il procedimento sociologico appiattisce gli individui. Rosetta non vuole essere l’emblema di un nuovo agire, essa è innanzitutto se stessa: persona incoerente, folle, rabbiosa, umana! La sua inquietante presenza sullo schermo ci costringe a riflettere, ripensare la nostra condizione…il cinema ha mantenuto la sua consegna!

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