14 Febbraio 2013
 
 
.::The Iron Lady::.
 
 

Titolo originale: id. Regia: Phillida Lloyd
Sceneggiatura: Abi Morgan
Fotografia: Elliot Davis
Montaggio: Justine Wright
Musica: Thomas Newman
Scenografia: Simon Elliot
Costumi: Consolata Boyle
Interpreti: Meryl Streep (Margaret Thatcher), Jim Broadbent (Denis Thathcher), Alexandra Roach (Margeret Thatcher da giovane), Harry Lloyd (Denis Thatcher da giovane)
Distribuzione: BIM
Durata: 105'
Origine: Gran Bretagna 2011

 

 Anni '80, il primo ministro Margeret Thatcher illustra in Parlamento la sua politica per frenare il declino economico della Gran Bretagna. Ed eccola, col viso indurito e sprezzante di Meryl Streep, martellare con la sua voce inesorabile il cervello dei membri del Parlamento, tuonando contro la fragilità dei suoi compagni di partito incapaci di iniziative incisive, terrorizzando anche l'opposizione con i suoi tailleur azzurri, e la sua testa bionda cotonata, e il filo di perle: e soprattutto con il suo essere donna, una donna, quindi un'aliena tra tanti uomini, e figlia di un droghiere, quindi un'estranea alla classe di potere. "The iron lady", la signora di ferro cui è dedicato il film di Phyllida Lloyd, è proprio lei, ed è valso alla suddetta protagonista non solo il Golden Globe 2012 ma lo stesso oscar quale migliore attrice protagonista nello steso anno e miglior trucco. Bette Davis e Katharine Hepburn non avranno pace pensando che Meryl Streep, con una bravura ormai debordante, ha soffiato loro un ruolo meraviglioso, quello della prima donna nel nostro Occidente diventata primo ministro, donna pubblica amata ma più che altro odiata dal 1979 al 1990, ministro e poi capo di un governo british di maschi, pure ironici perché, come detto, avendo umili origini, la donna sapeva far la spesa ma senza esser casalinga. Il film, proprio come avesse anch'esso un po’ della demenza senile che sorprende la protagonista ottantaseienne all'inizio della pellicola, va avanti e indietro nel tempo, prediligendo la senilità, nello sguardo perso della Streep che inizia facendosi mandare a prendere il latte ma poi torna agli splendori di un premier che non ha mai smesso di essere moglie e madre. Come si sa la signora, odiatissima, inabissò i meno abbienti ma restaurò l'economia del suo Paese: e la sua politica di rifiuto della comunità europea e la sua sfiducia nella moneta unica sono le stesse dell'Inghilterra di oggi e del suo governo conservatore. Adesso pluriottantenne e fuori dal potere, dopo essere stata costretta alle dimissioni nel 1990, vedova dal 2003, la Thatcher vive il tragico declino della demenza senile che l'ha colpita da qualche anno. Figuriamoci se una grande attrice come la Streep, una sceneggiatrice come Abi Morgan, ("Shame"), e una regista come Phillida Lloyd ("Mamma mia" con la stessa Streep), tre signore in massima carriera, potevano lasciarsi sfuggire un personaggio così eccitante, un'anziana donna che si perde nei ricordi e si estranea dal presente, e che è stata uno dei personaggi più potenti del mondo, con un'intensa vita di ambizioni, ascesa, imperio, trionfo, poi di sconfitta e rinuncia, ma anche d'amore, di vita domestica e familiare, di figlia, di moglie, di madre. Il film esiste per la presenza di Maryl Streep, qui l'attrice si supera ed i riconoscimenti parlano chiaro: a 62 anni, tuttora molto bella come Thatcher cinquantenne, ha accettato il trucco del disfacimento degli ottant'anni, il viso annebbiato dalle rughe, le mani ischeletrite, il muoversi incerta, piegata. Parallelo alla "Queen" di Frears con Helen Mirren, ecco un'altra donna cosmico storica, potentissima che la protagonista rende nonna truccata, affabile, precisa nella svagatezza del gesto e nel solco delle rughe.