13 Dicembre 2018
 
 
.::The Post::.
 
 

Titolo originale: id
Regia: Steven Spiejberg
Sceneggiatura: Liz Hannah, Josh Singer
Fotografia: Janusz Kaminski
Montaggio: Michael Kahn, Sarah Broshar
Musica: John Williams
Scenografia: Rick Carter. Costumi: Ann Roth
Interpreti: Meryl Streep (Katharine Graham), Tom Hanks (Ben Bradlee), Sarah Poulson (Tony Bradlee), Bruce Greenwood (Robert S. Mc Namara), Bob Odenkirk (Ben Bagdikian)
Produzione: Amy Pascal, Kristie Macosko Krieger, Steven Spielberg, Liz Hannah ecc
Distribuzione: 01
Durata: 118'
Origine: USA/Gran Bretagna, 2017

 

 Come "Lincoln" e "Il ponte delle spie" (Che chiudeva come film a offerta una nostra recente stagione) anche il nuovo film di Spielberg è una rievocazione del passato americano, legibbile come metafora della politica interna attuale. La storia è nota, nel 1971 l'editrice Katharine Graham è la prima donna alla guida editoriale del "Washington Post " in una società ed un'epoca dove il potere è di norma maschile; Ben Bradlee è lo scostante e testardo direttore del suo giornale. Quando al "New York Times" viene proibito di continuare nella pubblicazione dei "Pentagon Papers" (un rapporto segreto commissionato nel 1967 dall'ex segretario alla difesa Robert Mc Namara sull'andamento della guerra in Vietnam), il "Post" rileva il materiale con l'intenzione di continuare a renderlo disponibile ai lettori. Nonostante Kaye e Ben siano caratterialmente molto diversi, l'indagine che intraprendono e il loro coraggio provocano non solo la prima grande scossa nella storia dell'informazione in merito alla guerra in Vietnam, ma diventano anche una lotta per garantire la libertà di informazione e di stampa, nonché una tappa importante, per Kaye,nel riconoscimento dell'importanza delle donne in società. E' in fondo la storia di un'ennesima perdita di innocenza, che Spielberg racconta da maestro, sfruttando al meglio i contributi del direttore della fotografia Janush Kaminski, della costumista Ann Roth e dei montatori Michael Kahn e sarah Broshar. Teso dall'inizio alla fine, non esente da retorica, "The Post" è esattamente il film che ci si poteva aspettare dal regista su un tema simile, quasi inquadratura per inquadratura. La messa in scena è febbrile, ritmata, genialmente condotta da movimenti di macchina avvolgenti e scanditi che ribaltano l'ipotetica staticità teatrale e da fiction tv di discussioni e dialoghi; si nutre di telefoni, dispacci di telescriventi, del piombo delle lynotipe e dei rulli agitati delle rotative. E' un inno al giornalismo, pure ironico, e alla sua raffigurazione sullo schermo: leggenda mito e realtà diventano una cosa sola così come i personaggi fotografati alla John Ford in mezzo agli occhi, perché l'atmosfera da cinema classico non venga a mancare mai. In un (quasi) thriller di impianto politico affidato semplicemente alle ragioni di un contendere con la medesima energia visionaria di una commedia libertaria, la Katharine Graham di Meryl Streep e il Ben Bradlee di Tom Hanks sono gioielli della miniera più pregiata della recitazione. Sappiamo come finì la contesa fra il valoroso "Post" e il governo degli Stati Uniti sull'intricata vicenda dei 'Quaderni del Pentagono', la battaglia legale fu vinta con la sentenza della Corte Suprema che invitava i giornali a "servire chi è governato e non chi governa", e fu il trionfo della libertà di Stampa. Spielberg conclude la pellicola con un'inquadratura sulla Casa Bianca. La voce dall'interno è quella di Nixon che ordina la messa al bando del "Washington Post", Lo stacco successivo: tre finestre illuminate in un palazzo d'uffici è l'inizio di "Tutti gli uomini del presidente" di Alan J. Pakula (1976). Pronto polizia? (dice una voce fuori campo) credo sia in corso un break in al Watergate. Ecco come 42 anni dopo si congiungono due film memorabili sullo stesso argomento del quale l'ultimo può essere il prequel, in qualche modo, del primo.