1 Dicembre 2011
 
 
.::The social network::.
 
 

Titolo originale: id.
Soggetto: dal libro "Miliardi per caso" di Ben Mezrich
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Fotografia: Jeff Cronenweth
Montaggio: Kirk Baxter, Angus Walli
Musica: Trent Reznor, Atticus Ross
Scenografia: Donald Graham Burt
Costumi: Jacqueline West
Interpreti: Jesse Eisenberg (Mark Zuckerberg), Andrew Garfield (Eduardo Severin), Joseph Mazzello (Dustin Moskovitz), Justin Timberlake (Sean Parker)
Produzione: Dana Brunetti, Céen Caffin, Michael De Luca, Scott, Rudin ecc
Distribuzione: Sony
Durata: 120'
Origine: Usa, 2010

 

 Un successo planetario, Oltre 221 milioni di dollari di incasso, 8 nomination, 3 Oscar, 4 golden globe e almeno altri venti premi conquistati: il social network che poche anni fa sconvolse il mondo è anche un fenomeno cinematografico. Difficile da prevedere, ma probabilmente in futuro "The Social Network" di David Fincher sarà considerata una delle opere-specchio dei nostri tempi. Un film epocale che ci accorgeremo aver raccontato il proprio presente nella sua qualità più pervasiva e invisibile: la sua assenza! L'opera è un film sul nulla che ci circonda e sulla totalità che lo propaga. Impotente nell'affrontare la nullità della propria materia, assorbe in un torrente di parole e in un intreccio inesistente l'inconsistenza materiale della rivoluzione apportata da internet e dal web 2.0. Non è visivamente interessante, non è avvincente da un punto di vista narrativo, non racconta nulla di esaltante: ma nell'evidente inerzia della sua struttura ripetitiva e, all'opposto, nel ritmo eccessivo che la ravviva (fin dalla prima sequenza, con lo scontro di parole tra Zuckerberg e la fidanzata, rapido come il botta e risposta di una chat) risiede la sua profonda consapevolezza. E' una storia che comincia con mille dollari in prestito e finisce con una società valutata 25 miliardi. E' la parabola di un adolescente di Harward povero, senza ragazza e senza amici, che inventa il più formidabile strumento per amicizie e sesso usato nel pianeta e diventa il più giovane miliardario di sempre. In una parola la storia di Facebook. E del suo fondatore, Mark Zuckerberg. La rivoluzione che ha cambiato la rete e il mondo parte dalla stanza di un secchione di Harward, proprio il diciannovenne Mark, una notte di febbraio del 2004. Mollato dalla fidanzata, mezzo sbronzo, disperatamente solo, Mark ha l'idea di lanciare sulla rete una specie di concorso per eleggere la ragazza più carina di Harward. In poche ore l'adesione è tale da mandare in tilt la rete universitaria. Un tipo banale ne trarrebbe una morale da barzelletta di osteria, ma Zuckerberg capisce che la questione non è il concorso di bellezza, ma il fatto che le ragazze sono quelle della porta accanto. Nasce così l'idea di realizzare il celebre sogno di Andy Warhol: molti quarti d'ora di celebrità a chiunque. In pochissimo tempo la trovata si diffonde prima nelle università americane, poi in quelle europee, infine fra tutti, fino a contare oggi mezzo miliardo di iscritti. La parabola dello sfigato di successo viene raccontata a partire da un paio di cause legali che vengono intentate a Zuckerberg dall'ex amico e socio Eduardo Severin, estromesso dalla società dopo essere stato al principio l'unico finanziatore, e dai gemelli Winklevoss, nerboruti figli di papa' seriamente convinti di essere stati i primi ideatori del social network. Il film si propone come un abisso dello sguardo cinematografico di fronte alla profondità imperscrutabile di internet. In fondo, la genialità di Zuckerberg è un dono incomprensibile per i più, una serie di sequenze numeriche e di codici informatici che il cinema non può restituire, se non arrendendosi al suo pieno dominio, alla potenza immaginifica e produttiva della computer grafica. Ma il film di Fincher non è "Tron"(1982), è un lavoro che viene da lontano e che fonde il legal-thriller con l'indignazione liberal degli anni '70 e soprattutto, grazie a una spasmodica fiducia nei confronti della parola, con la commedia classica. Se 10 anni fa le inquietudini globali avevano fato vita a "Matrix"(1999), ora le cose sembrano peggiorate: il virtuale riscatta la realtà, fiumi di denaro ne giustificano l'esistenza e in giro non si vedono nemici da combattere, ma solo sudditi lieti di affidare a uno sconosciuto i loro dati personali.