15 Marzo 2012
 
 
.::The Town::.
 
 

Titolo originale: The Town
Costumi
: Susan Matheson
Regia: Ben Affleck
Interpreti: B. Affleck (MacRay), R. Hall (Claire)
J. Hamm (Frawley), J. Renner (Jem), C. Cooper (Mac), P. Postlethwaite (Fergie), B. Lively (Krista) Soggetto: Chuck Hogan
Sceneggiatura: Ben Affleck, Peter Craig
Fotografia: Robert Elswit
Produzione: GK Films, Initial EG, WB
Montaggio: Dylan Tichenor
Distribuzione: Warner Bros.
Musica: D. Buchley, H. Gregson-Williams
Nazionalità: USA 2010
Scenografia: S. Seymour, M. Martin
Durata: 120’

 

Alla sua seconda prova come regista Ben Affleck ritorna in territori simili a quelli della sua pellicola d’esordio “Gone baby gone” (2007) per la derivazione letteraria, per l’ambientazione bostoniana e per l’intreccio fra noir, poliziesco e vicende drammatiche.
Mentre il primo film, che tante lodi aveva suscitato, era tratto da un romanzo di Denis Lehane (La casa buia), qui la vicenda è presa da “Il principe dei ladri” di Chuck Hogan.
Il luogo in cui si svolgono le vicende è Boston e più precisamente il quartiere di Charlestown, ad alto tasso di criminalità, dove la catena dei condizionamenti familiari e sociali è troppo dura da spezzare e intrappola i personaggi in un copione già scritto.
Il protagonista, Doug interpretato dallo stesso Affleck (rigido come sempre di fronte alla cinepresa) avrebbe la possibilità di cambiare vita, ma su di lui incombe l’ombra del passato: il padre, a sua volta rapinatore sta scontando l’ergastolo ed il suo migliore amico, a cui deve la vita, è un violento. Il crimine è, insomma, l’unica maniera di vivere e guadagnarsi il rispetto e non c’è alternativa al marcio della società.
Intrappolato in una vita che non ha scelto, dopo una rapina in banca Doug si affeziona all’ostaggio inconsapevole e intravede la possibilità di dare l’addio a quel mondo e rifarsi una vita.
Affleck nega l’happy ending romantico, ma apre uno spiraglio in coda alla sua pellicola regalando al suo personaggio una seconda possibilità forse non del tutto credibile.
Oscar per la sceneggiatura di “Will Hunting” nel lontano 1998, ha avuto una carriera non certo memorabile come attore, riscattata dalla Coppa Volpi vinta al Festival di Venezia nel 2006 per il film Hollywoodland.
Affleck si dimostra a suo agio dietro la macchina da presa con un film non solo diretto, ma anche sceneggiato e interpretato e ci fornisce un’opera abbastanza classica che indaga nelle contraddizioni di un “cattivo” dall’animo buono, coraggioso quanto basta per conquistarsi il favore del pubblico. Si conferma autore interessante e regista promettente che sa filmare l’America più “sporca” senza troppi buonismi, anche se ciò che impedisce alla pellicola di fare un vero salto di qualità rispetto a film incentrati sulle stesse tematiche è proprio la sua “classicità”, la sua adesione a certi schemi di genere che da una parte garantiscono linearità, ma dall’altra lo rendono prevedibile e familiare. Da sottolineare anche il buon risultato ottenuto al botteghino negli Stati Uniti.
La carriera di Affleck regista è da tenere d’occhio, sa gestire la trama e sa sempre mettere insieme un cast eccezionale che in questo caso comprende Jeremy Renner, già protagonista di “Hurt locker” che con questa interpretazione si guadagna la seconda nomination all’Oscar, Rebecca Hall (Vicky Cristina Barcellona), Pete Postlethwaite (Nel nome del padre), Chris Cooper (Il ladro di orchidee) e John Hamm interprete principale della pluripremiata serie televisiva “Mad men”.