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30/11     THE INSIDER

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SCHEDA

Titolo Originale: The Insider. Regia: Michael Mann. Soggetto:Ispirato dall’articolo di Marie Brenner   “The man Who knew too much”, pubblicato su “Vanity Fair”. Sceneggiatura: Eric Roth, Michael Mann. Fotografia: Dante Spinotti. Montaggio: W.Goldenberg, P.Rubbel, D.Rosenbloom. Musica: Lisa Gerrard, Pieter Bourke. Scenografia: Brian Morris, Costumi: Anna Sheppard. Interpreti: Al Pacino (Lowell Bergman), Russel Crowe (Jeffrey Wigand), Christopher Plummer (Mike Wallace). Produzione:  Michael Mann ecc. Distribuzione: Buena Vista. Durata: 158’. Origine: USA ,1999.
    “L’uomo che sapeva troppo” non è solo uno dei più famosi film di Hitchcock ma anche il titolo dell’articolo di Marie Brenner pubblicato su “Vanity Fair” che fa da soggetto per “Insider”, l’ultima pellicola di Michael Mann, candidato a 7 premi Oscar e basato su di una storia vera. L’insider è colui che sa le cose dall’interno dell’organizzazione, l’infiltrato o la ‘gola profonda’ a seconda dei casi: comunque chi rivela informazioni riservate! Questo è il ruolo che il regista di “Heat” e “L’ultimo dei Mohicani” ha riservato a Russel Crowe, l’attore nato in Nuova Zelanda e cresciuto in Australia, famoso al grosso pubblico come protagonista de “Il Gladiatore” di Ridley Scott. Il film racconta, con l’energia del cinema di denuncia americano, i precedenti dell’accordo stipulato  fra le megaindustrie produttrici di sigarette e 49 Stati dell’Unione. La guerra del tabacco raggiunse una tregua nel 1998, quando le industrie per evitare il processo mosso contro di loro dallo Stato del Mississipi con l’accusa di attentato alla salute pubblica, pagarono 246 miliardi a titolo di risarcimento delle spese pubbliche sostenute per assistere e curare i fumatori ammalatisi di tumore ai polmoni. Quest’estate, peraltro, la guerra è riesplosa fragorosamente, con un’ulteriore sentenza che condanna le multinazionali a pagare una penale ancor più iperbolica mentre l’amministrazione Clinton appare sempre più decisa a vietare il fumo in ogni luogo pubblico. A innescare la miccia di tutti i conflitti è proprio l’insider Jeffrey Wingard, capo delle ricerche della multinazionale Brown § Williamson, allorché decide di concedere un’intervista-denuncia sui sistemi adottati per creare una dipendenza da tabacco in chi fuma a Lowell Bergman, una specie di Maurizio Costanzo americano che gestisce la mitica trasmissione di inchiesta giornalistica televisiva “Sixty minutes” presso la potente CBS. Compare, così, il secondo protagonista del film, un Al Pacino che si conferma il gigante di questi anni: l’attore appare al massimo della bravura e della sua maniera, voce arrochita(alludiamo al doppiatore Giancarlo Giannini), capelli furiosi, sguardi in tutte le direzioni, presenza carismatica sullo schermo. I due si ritrovano in guerra contro le nefandezze del potere delle multinazionali del tabacco, con le loro intimidazioni, le violenze più o meno occulte e trasversali, l’atteggiamento banditesco di chi protegge i suoi privilegi all’interno di uffici lindi, asettici, dove regnano il denaro e i mobili firmati, le luci soffuse ed un silenzio irreale. E’ nella messa in scena di ambienti del genere che rifulge la perizia del ‘nostro’ Dante Spinotti, sensazionale direttore della fotografia (anche in Heat) nominato per l’Oscar, che si inventa una fotografia sporca, atmosferica, tesa a restituirci le angosce dei protagonisti e i complicati giochi di potere che la denuncia dei due a contribuito a mettere in moto. Ma “The insider” vanta anche la direzione di Michael Mann, uno dei più grandi registi di questi anni. Il suo operare con stile ha dell’impressionante! E’ un lavoro capillare il suo, che riesce a trarre il meglio dai suoi personaggi scrivendogli letteralmente il film addosso (Mann è anche sceneggiatore). Con loro Mann crea il suo stile che non ha pari. E parliamo di attori del calibro di Al Pacino, Robert de Niro, Russel Crowe e Daniel Day Lewis!

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