31 Gennaio 2013
 
 
.::Tutti i Nostri Desideri::.
 
 

Titolo originale: Toutes nos envies
Regia: Philippe Lioret
Sceneggiatura: P. Lioret, Emmanuel Courcol
Interpreti: Vincent Lindon, Marie Gillain, Armandine Dewasmes, Yannick Renier
Musica: Flemming Nordkrog
Fotografia: Gilles Henry
Produzione: Fin Aout, Mars Distribution, France 3 Cinéma
Distribuzione: Parthénos
Paese: Francia 2011
Durata: 120’

 

 

Dopo il bellissimo “Welcome” sul tema dell’immigrazione clandestina da noi programmato nella stagione 2010/2011, il regista Philippe Lioret porta di nuovo sul grande schermo un film con al centro un tema sociale delicato, quello sempre più devastante dei prestiti concessi dagli istituti di credito e che portano molti ad indebitarsi in modo esponenziale.
Liberamente ispirato al romanzo “Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère (Einaudi 2011), ha il respiro di una prova d’attori impegnati in un rapporto anomalo e in due amari tipi di lotta.
Il regista afferma che “questo film mostra degli individui che si uniscono contro l’assurdità del mondo e che, nell’urgenza, fanno muovere le cose”.
Lui, Stéphane (Vincent Landon già protagonista di Welcome) è un maturo magistrato determinato ed onesto ma che si è lasciato alle spalle tutte le illusioni giovanili, lei Claire (Marie Gillain che ha lavorato anche con Scola e Ozpetek) è una giovane donna che vive con marito e figli a Lione dove lavora come magistrato.
La donna (Cèline) che Claire si trova davanti in tribunale è sull’orlo della miseria, travolta dai debiti. Le loro figlie frequentano la stessa scuola e Claire prende a cuore la vicenda e decide di sostenere la sua causa.
Ad aiutarla Stéphane, che nella rabbia e determinazione della giovane collega ritrova l’ardore degli anni giovanili e decide di rimettersi in gioco.
La loro collaborazione professionale funziona ed insieme riescono la dove da soli non sarebbero mai arrivati. La battaglia legale diventa una questione di vita ma anche di morte perché nel frattempo a Claire è stato diagnosticato un tumore al cervello in fase terminale. Decisa a tenere per sé la notizia per non turbare i figli ed il marito, che ritiene incapace di affrontare il dramma, rifiuta le cure che le propongono perché non vuole vegetare soffrendo per qualche mese in più.
Due sono i cardini intorno ai quali ruota il film. Il primo è la malattia di Claire che la spinge a fare tutto e subito perché il suo tempo sta finendo e la vita le sta scivolando fra le mani. Il secondo cardine è il rapporto che si viene a creare fra lei e Stéphane che è venuto a conoscenza della malattia e l’aiuta a sopportare il suo calvario (quotidiano ed interiore). Il loro rapporto è qualcosa in più di una semplice empatia e qualcosa in meno di un amore, ingabbiati nel formalismo dei loro ruoli, continueranno a darsi del lei fino alla fine.
Lioret racconta la vicenda con il suo stile apparentemente distaccato, mostra una fredda empatia che, tra formalismi, atmosfere plumbee, reticenze sentimentali e segreti custoditi nel silenzio, rivela una straordinaria vicinanza umana. Grande merito del regista è quello di non cadere mai nel patetico e di non cercare la lacrima facile mantenendo invece un registro di grande sobrietà.
Perfetti anche gli attori nel ruolo di due persone prima vicine professionalmente, poi anche umanamente, uniti nel desiderio di fare giustizia, ultimo traguardo da conquistare prima che la malattia abbia il sopravvento.