28 Marzo 2013
 
 
.::Una separazione::.
 
 

Titolo originale: Jodaeiye Nader az Simin
Regia: Asghar Farhadi
Soggetto: Asghar Farhadi
Sceneggiatura: Asghar Farhadi
Fotografia: Mahmoud Kalari
Montaggio: Hayedeh Safiyari
Musica: Sattar Oraki
Scenografia: Keyvan Moghaddam
Interpreti: Leila Hatami (Simin), Peyman Moaadi (Nader), Shahab Hosseini (Houjat), Sareh Bayat (Razieh), Sarina Farhadi (Termeh), Ali-Asghar Shahbazi (Padre di Nader)
Produzione: Asghar Farhadi
Distribuzione: Sacher Distribuzione
Durata: 123'
Origine: Iran, 2011

 

Nel corso degli anni, abbiamo imparato a conoscere il cinema iraniano attraverso le opere di maestri quali Abbas Kiarostami, Yafar Panahi e Mohsen Mahkmalbaf: con il loro talento e la loro capacità di raccontare “per immagini”, ci hanno abituato a pellicole di solido impianto docu-neorealistico con cui hanno indagato la realtà circostante e raccontato l’Iran contemporaneo e la sua complessità.
“Una separazione”, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino 2011 e dell’Oscar 2012 per il Miglior Film Straniero, si differenzia notevolmente da questo tipo di cinema, esplorando con sorprendente modernità di scrittura e composizione un incastro di relazioni parallele che illustrano scottanti realtà locali, ma nello stesso tempo esprimono emergenze sociali universali. Ne viene fuori un film di grande umanità, di mirabile scrittura e – perché no? - di altissima godibilità: un film “divertente” nel senso più alto del termine, a condizione di essere spettatori adulti, capaci di divertirsi osservando sullo schermo il dipanarsi dell’umana commedia.
Il film di Farhadi può essere tranquillamente assimilato ad un giallo: un giallo atipico, fuori dai canoni classici e girato con stile neorealista. Nel corso della storia, tutti i protagonisti mentono almeno una volta, in tutti i modi possibili - per omissione, per convenienza, per necessità - ed in ogni possibile combinazione: al marito, alla moglie, al giudice, al figlio, ai genitori, in qualche caso anche a se stessi. Magari senza neppure accorgersene…
Nader e sua moglie Simin stanno per divorziare. Hanno ottenuto il visto per lasciare l’Iran per loro e la loro figlia undicenne Termeh, ma Nader non vuole partire: suo padre è gravemente malato e lui sceglie di restare per aiutarlo. Simin lascia la casa mentre la figlia rimane a vivere col padre. È però necessario assumere qualcuno che si occupi del genitore infermo mentre Nader è al lavoro: l'incarico viene dato a una donna che ha una figlia di cinque anni e ed è incinta. La donna accetta il lavoro all'insaputa del marito ma un giorno in cui si è assentata senza permesso, lasciando l'anziano legato al letto, un litigio con Nader la fa cadere per le scale e perdere il bambino.

Non è per niente facile fare cinema oggi in Iran, soprattutto se ci si è espressi in favore di Yafar Panahi, condannato per attività contrarie al regime. I cineasti iraniani, però, seppur costretti dalle maglie di una censura non certo di manica larga, riescono ugualmente a produrre e ad esportare pellicole che fanno percepire all'attento spettatore occidentale (quello disattento è meglio che vada a mangiare popcorn davanti a qualche blockbuster americano) delle realtà che vanno ben oltre la semplice storia raccontata.
"Una separazione" ci mostra a muso duro l'attuale realtà di un popolo ancora ben lontano dal sentirsi libero. Il forte potere teocratico limitante, la condizione femminile e molto altro ancora risaltano tra le righe di un ottima sceneggiatura, mai banale pur nella semplicità della storia raccontata.