13 Aprile 2017
 
 
.::Veloce come il Vento::.
 
 
Poster del film Il racconto dei racconti

Regia e soggetto: Matteo Rovere
Sceneggiatura: Filippo Gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere
Fotografia: Michele D'Attanasio
Montaggio: Gianni Vezzosi
Musica: Andrea Farri
Scenografia: Alessandro Vannucci, Mina Petrara
Costumi: Cristina La Parola
Interpreti: Stefano Accorsi (Loris De Martino), Matilda De Angelis (Giulia De Martino), Roberta Mattei (Annarella), Paolo Graziosi (Tonino)
Produzione: Domenico procacci per Fandango/Rai Cinema. Distribuzione: 01
Durata: 119'
Origine: Italia 2016

 

 Aria nuova nel cinema italiano in uscita nel 2016, dopo "Lo chiamavano Jeeg Robot" di Gabriele Mainetti ecco "Veloce come il vento" di Matteo Rovere, che i nostri affezionati ricorderanno quale produttore di "Smetto quando voglio" di Sidney Sibilia nel nostro cartellone del 2014-15. Questo film rappresenta una novità produttiva, una specie di melodramma d'azione raramente visto, così come quello di Mainetti inclinava verso il poliziesco a fumetti, dunque coraggiosi esperimenti di cinema di genere. Siamo nel mondo delle gare gran turismo, dove si sta facendo strada la diciassettenne Giulia De Martino, allenata dal padre. Quando quest'ultimo muore, la ragazza rischia di perdere la casa, che il genitore aveva posto a garanzia con un finanziatore, contando di ripagargliela con la vittoria nel suddetto campionato. Per giunta, in casa si ripresenta il fratello tossicodipendente di Giulia, Loris, andato via anni prima, e la ragazza è costretta ad accoglierlo e fargli da tutore, per evitare che il fratellino più piccolo venga dato in affidamento. Ma la presenza di Loris si rivelerà provvidenziale, perché questi, già promettente corridore dalla carriera stroncata, si mette a fare da trainer a Giulia. Alla base di "Veloce come il vento" c'è un personaggio reale, il pilota di rally Carlo Capone, di talento ma incostante, rivissuto attraverso i racconti di Antonio Dentini, detto Tonino, il meccanico che è poi il vero narratore nascosto e nel film è interpretato da un "importante" Paolo Graziosi. Matteo Rovere, 33 anni, è un regista al terzo lungometraggio (lo precedono "Un gioco da ragazze" e "Gli sfiorati") e - come detto - un produttore di grande sagacia, il salto qualitativo è evidente: l'opera è scritta sapientemente, benissimo recitata, girata splendidamente; se fosse americana, sarebbe un gioiellino indipendente degno di "Easy Ryder" e dei migliori film motoristici di Roger Corman, destinato a rastrellare incassi da favola nel circuito dei drive-in. Un piccolo grande esempio di ciò che si può fare con pochi ingredienti trattati con cura. Piccolo perché non è certo un film ad alto costo, eppure non manca di niente, chi cerca prodezze da videogame alla "Fast and Furious" non resterà deluso. Grande per come declina in chiave italiana una parabola che sembra caduta da un angolo sperduto degli Usa, ma solo perché il nostro cinema non va più a caccia di storie e di ambienti. Mentre qui c'è un microcosmo preciso, con tutte le sue belle mitologie già apparecchiate in chiave romagnola: il mondo delle corse GT, che fra un rombo e una derapata accoglie a meraviglia i sentimenti estremi di una storia di famiglia e redenzione basata sul classico scontro tra opposti. Di qua Giulia (l'intonatissima esordiente Matilde De Angelis). Di là suo fratello Loris (entusiasmante Stefano Accorsi, al suo meglio storico), ieri asso degli autodromi detto 'Il ballerino', oggi rottame mangiato dalla droga. Ma ancora capace di preparare a dovere la sorellina una volta deceduto il papà. E perfino di mollare la compagna tossica e super tatuata come lui (notevole Roberta Mattei) per riconquistare il vecchio sogno della velocità. Rimettendo in gioco tutto se stesso in un crescendo catartico quasi alla Rocky, ma sempre palpitante e credibilissimo. Sottolineamo volentieri la prova della ventenne Matilda De Angelis, precoce cantante e musicista prestata al cinema (qui) e alla serialità televisiva ("Tutto può succedere").